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Con Brexit la Gran Bretagna rischierebbe tonfo del Pil fino al 2%

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Il referendum sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’Unione Europea (UE), la cosiddetta Brexit, si preannuncia come il rischio più pressante sulle prospettive del Regno Unito e non solo. L’eventualità di un’uscita della Gran Bretagna dall’UE è sempre più temuta dai mercati alla luce dell’incertezza circa l’esito del referendum e tali timori sono testimoniati dal tonfo della sterlina negli ultimi mesi (-8% da fine ottobre con discesa ai minimi dal 2009). “La maggiore incertezza attorno al referendum può causare volatilità finanziaria ed economica con un impatto negativo sulla crescita nel breve periodo”, sottolineano gli analisti di Credit Suisse che nel loro scenario base vedono il referendum tenersi a giugno. 
Le previsioni di Credit Suisse 
Se dalle urne uscisse un voto favorevole all’uscita dall”Unione Europea, è probabile che comporterà un immediato e simultaneo shock economico e finanziario per il Regno Unito. Tra le conseguenze elencate da Credit Suisse ci sono: calo degli investimenti delle imprese  e della fiducia; un improvviso arresto dei flussi di capitale verso il Regno Unito che comporterebbe “un disavanzo delle partite correnti difficile da sostenere portando anche a  ad un forte calo della sterlina”. Nel peggiore degli scenari il PIL britannico potrebbe contrarsi nel breve periodo dell’1-2% in scia al “mix tossico di calo della fiducia delle imprese, inasprimento delle condizioni finanziarie, più alta inflazione e il calo dei redditi reali”. Nel medio termine, la casa d’affari elvetica si aspetta comunque che un’uscita dall’UE sia negativa sia per la domanda che per l’offerta nel Regno Unito, implicando un più debole percorso di crescita del PIL. 

Proseguono negoziati con UE in vista summit febbraio 
Il primo ministro britannico David Cameron ha ripetuto nel corso di un colloquio con la cancelliera tedesca Angela Merkel che i negoziati con l’UE stanno facendo dei progressi, ma c’è ancora del lavoro da fare prima del summit europeo del 18-19 febbraio al fine di trovare soluzioni appropriate. Se non si dovesse riuscire a raggiungere un accordo già il mese prossimo, Cameron ritiene che  ci sarà ancora molto tempo a disposizione per proseguire i negoziati.