La competitività italiana preoccupa i manager

Inviato da Daniela La Cava il Lun, 07/05/2007 - 16:29

La competitività e il futuro del sistema Italia sono una fonte di preoccupazione per i manager nostrani che rimangono però in attesa di riforme strutturali. È questa la posizione espressa dai 2.865 dirigenti e laureati ed emersa dal questionario on line a cui hanno risposto. I risultati del sondaggio sono stati comunicati e commentati da Alberto Martinelli, professore di sociologia all'Università Statale di Milano a margine della conferenza stampa di presentazione del forum internazionale "Economia e società aperta", in programma nel capoluogo lombardo dal 9 al 12 maggio.

I numeri parlano chiaro. Circa il 74% degli intervistati è preoccupato - come si legge in una nota - perché crede che la società Italiana sia in grado solo in minima parte, o addirittura per nulla adeguata (7,5%), a far fronte alla competizione dell'economia globalizzata. E non appaiono migliori le prospettive future: la posizione dell'economia del Belpaese da qui a 10 anni potrebbe peggiorare rispetto alla situazione odierna per circa 85,3% degli interpellati, soprattutto nel caso in cui le condizioni strutturali restassero invariate. Inoltre, l'idea di fondo di coloro che hanno partecipato al sondaggio è che lo scenario internazionale sia molto rischioso per il livello di conflittualità. Tuttavia, nonostante che per l'87,4% dei manager non sarà facile farlo, una possibile soluzione c'è e consiste nell'accrescere la competitività del sistema.

Scorrendo i risultati del questionario, si scopre che anche se le preoccupazione per il futuro economico del Belpaese permangono, gli intervistati non hanno giocato allo scaricabarile. Politica in testa con il 71,7%, a seguire pubblica amministrazione inefficiente (66,9%) e Stato che non svolge i suoi compiti fondamentali (44,4%) sono indicati come i maggiori paletti da superare per ottenere l'aumento della competitività italiana, fattori che entrano in gioco solo dopo, però, gli scarsi incentivi al merito e la protezione dei privilegi, pari a circa il 74,6%.

Ma gli elementi di ottimismo non mancano e il sondaggio ne mette in luce alcuni. A partire
dallo spirito imprenditoriale, considerato una risorsa fondamentale. Le facili soluzioni protezionistiche sono, inoltre, fortemente scartate, a favore di posizioni più aperte e dialettiche: tra le aree di intervento per influenzare la competitività quella che riscontra meno successo sono le politiche commerciali a difesa dell'economia nazionale.

COMMENTA LA NOTIZIA