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Commissione Ue deferisce Germania a Corte di Giustizia per caso Daimler

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Germania e automobili, un binomio che ha significato solidità ed efficienza per tanto tempo, è stato incrinato nei mesi recenti dallo scandalo dieselgate di Volkswagen. Uno smacco per la Germania che nei motori potrebbe trovare nuovi dolori dopo il deferimento, deciso dalla Commissione europea alla Corte di Giustizia, per il caso Daimler

La Germania è stata deferita dalla Commissione europea alla Corte di Giustizia per il caso Daimler, in relazione alla mancata applicazione della direttiva 2006/40 sui sistemi di condizionamento per automobili. Non si tratta di un caso grave come quello che ha travolto Volkswagen ma la Germania e l’industria automobilistica tedesca sono ancora al centro dell’attenzione.

Il caso Daimler risale al 2013 quando, tra gennaio e maggio 2013, vennero commercializzati veicoli non conformi in quanto dotati di un liquido di refrigeramento inquinante (secondo le normative) grazie all’estensione a questi veicoli dell’omologazione di quelli più vecchi. Le indagini e i contatti tra Commissione e autorità tedesche non portarono a una soluzione del contenzioso tanto che la Commissione europea avviò una procedura di infrazione contro la Germania, procedura che venne annunciata dal vicepresidente Antonio Tajani a gennaio 2014.
Il deferimento di oggi è la prosecuzione della battaglia come si deduce dalla prima riga del comunicato che fa riferimento alla Direttiva 2006/40 MAC (Mobile air conditioning). “La Commissione -recita la nota – accusa la Germania di aver infranto la normativa europea permettendo a Daimler di commercializzare sul mercato europeo veicoli non conformi con la direttiva e di non aver preso contromisure”. In risposta ai dubbi sull’infiammabilità sollevati da Daimler sul refrigerante prescritto dalla direttiva la Commissione risponde “che queste preoccupazioni non sono condivise da alcun altro produttore e che sono state respinte dalle analisi effettuate dalla Kraftfahrt Bundesamt e dal centro di ricerca della Commissione europea”.