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Come e perché potrebbe cambiarsi d’abito la moda italiana

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La moda italiana deve cambiare qualcosa del suo modo di essere. E’ quanto è emerso questa mattina dal convegno organizzato dalla Camera della moda italiana e dal titolo “Il futuro della moda italiana, l’innovazione dei modelli operativi”. Come messo in luce dalla ricerca firmata dagli esperti di Booz Allen Hamilton, uno dei problemi principali con cui si devono confrontare le aziende nostrane del settore fashion è il notevole aumento della pressione competitiva. In particolare, a mettere il bastone tra le ruote alle società di moda italiana sono nuovi operatori con modelli innovativi, come ad esempio Zara, H&M ecc., che vendono prodotti di tendenza ma nel contempo a prezzi contenuti.


L’impatto di questi nuovi trend di mercato ha avuto ripercussioni negative soprattutto nei settori medio di gamma e mass market. Infatti, stando all’indagine condotta su 60 società del lusso-abbigliamento italiane e internazionali, il tasso di crescita composto annuo nel periodo 2003-2005 si è attestato a 9,4% per il mass market (soltanto 1,5% per le aziende italiane) e a 5,6% per il segmento medio (6,4% per le aziende italiane), contro una media di campione dell’8%. Sempre in termini di tasso di crescita composto annuo del fatturato 2003-2005 e dividendo le aziende del settore sulla base di un altri criterio, le imprese tradizionali hanno assistito a un 4,9% (-1,9% per le italiane) e quelle innovative a un 16,7% (21,2%). Per quanto concerne la redditività operativa riferita al 2005, mentre la media del campione si attestata al 15,3%, il mass market è stato perfettamente in linea, mettendo a segno un 15,3% (11,5%) e il segmento medio ha totalizzato un inferiore 10,6% (9,2%). Suddividendo le aziende del settore sulla base di un altri criterio, per le tradizionali si arriva a un 12,7% per il 2005 (11,5%) e per le innovative a un più elevato 18,8% (11,9%), il che significa che chi procede sulla strada dell’innovazione fa generalmente meglio.

Nella sezione della ricerca dedicata agli impatti sulla produzione gli esperti di Booz Allen Hamilton consigliano un paio di aree nelle quali la produzione italiana dovrebbe focalizzarsi: la qualità (alto di gamma, produzioni complesse, fasi produttive tipiche, prototipia e campionatura…) e la velocità (prodotti di tendenza, prodotti con domanda difficilmente prevedibile, riassortimenti…). Focalizzandosi su queste due aree l’Italia avrebbe un vantaggio competitivo sostenibile rispetto ad altri Paesi più competitivi dal lato dei costi. Booz Allen Hamilton sottolinea inoltre come il costo dei tessuti sia ormai diventato uno degli aspetti più importanti di negoziazione per chi confeziona. Per superare questa logca le aziende del tessile hanno due principali leve di azioni: il servizio e in particolare la riduzione dei tempi di consegna; lavorare in maniera molto più puntuale sulla creazione del brand.


“Consegniamo oggi – ha dichiarato il presidente della Camera della moda di Milano, Mario Boselli, al termine del convegno – un modello fondamentale che ci aspettiamo possa essere un prezioso contributo per gli imprenditori del settore moda. Il 3 aprile la Camera della moda nominerà il nuovo Consiglio, che partirà proprio da questo studio per dare inizio al proprio lavoro”.