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Com’è difficile essere miliardari (e proteggere i propri miliardi)

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Il tasso di ingresso delle donne nel club dei miliardari globali cresce più di quello degli uomini. È quanto trovato da uno studio di Ubs/PwC che sottolinea anche l’importanza di gestire la ricchezza nei passaggi generazionali. 

La ricchezza è volatile ed è sempre più donna ma le due cose non sono correlate. Lo studio Billionaires inshight condotto da Ubs e PriceWaterhouseCoopers disegna un quadro dei miliardari globali dal 1995. Secondo l’analisi solo il 44% di chi era miliardario nel 1995 lo è anche oggi. Un tasso di decadimento elevato spiegato dal report con le difficoltà di conservare intatti i patrimoni. Chi ci è riuscito ha incrementato sensibilmente la propria ricchezza. “Nel 1995 il report conteggiava 289 miliardari. Di questi solo 126 lo sono ancora oggi mentre i nuovi miliardari sono 1.221 per un totale di 1.347. I 126 ‘sopravvissuti’ hanno creato ricchezze per mille miliardi di dollari”. 
Il secondo aspetto evidenziato dal report è la presenza sempre più elevata di donne nel club, soprattutto asiatiche: “Negli ultimi due decenni il numero di donne si è moltiplicato 6,6 volte, quello degli uomini 5,2 volte. È l’Asia ad aver visto l’incremento maggiore. Oggi l’area conta 25 miliardarie contro le sole 8 di dieci anni fa. Un fattore di crescita superiore alle 8 volte contro 2,7 per l’Europa e 1,7 per gli Stati Uniti”.

Le caratteristiche del miliardario

Il report di Ubs/PwC ha identificato tre tratti della personalità che accomunano tutti i grandi miliardari globali, donne e uomini:

  • Intelligente gestione del rischio
  • Concentrazione ossessiva sugli affari
  • Ostinata determinazione
Caratteristiche personali che si possono trovare nel singolo ma che non sempre si trasmettono di generazione in generazione. Questo in parte spiega perché sia così difficile conservare le ricchezze accumulate e perché in venti anni il 56% dei miliardari sia uscito dalla classifica.
 
Rendere duratura la ricchezza

L’aver conservato in tutto o in parte la proprietà delle aziende è il principale punto chiave, secondo l’analisi Ubs/PwC, per mettere al riparo il patrimonio. È però il settore industriale in cui si opera a dettare quanto è possibile controllare. “Per esempio la strategia migliore è di mantenere il controllo dei propri affari nel settore delle vendite e del commercio al dettaglio mentre una strategia ibrida è consigliabile a chi operi nel comparto dei servizi finanziari. Due terzi dei miliardari hanno oltre 60 anni e affrontano importanti decisioni di trasferimento della propria ricchezza. Il 75% ha due o più figli. Per evitare una dispersione del patrimonio una strategia di conservazione e una struttura di governance è fondamentale. La competenza manageriale deve superare i vincoli familiari ma allo stesso tempo deve riuscire a mantenere una forte identità”. 

Tra i rischi maggiori a cui sono esposti i capitali degli ultra-ricchi il report indica gli atteggiamenti più populisti della politica, l’incremento della tassazione e la regolamentazione globale sempre più stringente.