Citigroup: Rovere, "M&A nel comparto bancario italiano, la navigazione e' agitata?"

Inviato da Redazione il Gio, 20/01/2005 - 16:43
Dietro le barricate. Ecco come vive oggi il settore bancario italiano. La sfida di grossi operatori stranieri, per esempio di Abn nella liason Antonveneta-Lodi o del Bbva nella partita Bnl, si è rilevata negli ultimi mesi una missione davvero difficile da compiersi. Il governatore della Banca d'Italia è sempre riuscito a respingere le offensive e a difendere l'italianità del comparto che fa più gola agli stranieri, quello degli istituti finanziari. "Un settore che appare essere oggi meno frammentato di quello francese e inglese", commenta Riccardo Rovere analista di Citigroup in una nota che parla di attività di fusione e acquisizione sfumate e in essere nel panorama bancario italiano uscita oggi e raccolta da Spystocks. Non è certo un caso se Unicredit&co oggi sono considerate banche lillipuziane nel settore bancario europeo. "Perché il mercato italiano vive una situazione di stallo sul fronte M&A?", si domanda Rovere. Le ragioni non mancano. "Gli istituti che si prestano a questo tipo di operazioni sono pochi. Le banche popolari hanno asset interessanti, ma il cambiamento legislativo richiesto fa parte del gioco. La scarsità di prede potrebbe quindi far lievitare i prezzi e i potenziali acquirenti potrebbero poi non essere così convinti a pagare pesanti premi per ricavi e sinergie incerti", spiega l'analista di Citigroup. "Il recente passato ci mostra che in molti casi le sinergie nei ricavi possono risultare illusorie, dal momento che dipendendo da fattori macroeconomici. Ultimamente la riduzione dei costi è stata guidata da politiche di risparmio, e i tagli previsti nel recente futuro potrebbero rendere le cose più problematiche", dice ancora l'esperto. Ad ogni modo, tornando alla strategia di Banca d'Italia, Riccardo Rovere sostiene che l'attitudine ad essere così protettiva ha una sua ragion d'essere: "avere a disposizione un sistema bancario pronto a mantenere le linee di credito aperte al settore corporate domestico". "Dato il gran numero di piccoli istituti bancari, la fase di consolidamento potrebbe essere il più logico step per trasformarsi in banche di maggiori dimensioni e prevenire le incursioni straniere", nota l'analista. "Ma la conclusione a cui arriviamo è che il consolidamento italiano non è finito, anche se indubbiamente ci sono degli ostacoli sul mercato davvero difficili da superare", conclude.
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