Cipro, perché i mercati sono agitati?

Inviato da Riccardo Designori il Lun, 18/03/2013 - 17:49

Di seguito pubblichiamo un commento a cura di Toby Nangle, capo della Multi-Asset Allocation di Threadneedle Investments, sul mercato dopo il riemergere delle tensioni in Europa in scia al piano di salvataggio di Cipro. Per l'esperto sono essenzialmente 2 le preoccupazioni che aleggiano tra gli investitori, in primo luogo il possibile rischio di contagio che potrebbe abbattersi sugli altri Paesi periferici. 




Nell'ambito del piano di salvataggio da 10 miliardi di euro garantito al governo cipriota questo fine settimana, verranno  applicate tasse speciali ai depositi bancari. Al momento non si ha ancora una certezza sull'entità del prelievo, che verrà differenziato a seconda del quantitativo di denaro presente sul conto. Le indicazioni attuali hanno identificato in 100 mila euro la soglia spartiacque tra un tipo di tassazione e l'altro.




Partendo da questi presupposti, è interessante evidenziare come non sia la grandezza dell'economia cipriota a preoccupare gli investitori. L'economia dell'isola è la più piccola dell'Eurozona, con un valore che è appena il 7% di quella greca. Sono altre 2 le preoccupazioni che aleggiano tra i mercati.




La prima è di matrice prettamente politica ed è legata alla differenza di trattamento che si verrebbe a creare tra semplici correntisti e grandi investitori. L'iniquità di esentare grandi e sofisticati detentori di titoli di Stato e obbligazionisti bancari senior dal bail-in e invece tassare i correntisti porterà a un'ulteriore erosione di fiducia tra i governi dell'Eurozona e la loro gente. Questo può contribuire alla crescita di una politica anti-europea in tutta l'Unione europea del Sud. E l'unica cosa che può sconfiggere il progetto europeo è un elettorato anti-europeista.




Il secondo, quello di maggiore importanza per i mercati finanziari nel breve termine, è la questione se l'imposizione sui piccoli depositi porterà un contagio e a una migrazione dei depositanti di altri paesi periferici. Il programma OMT della BCE è stato progettato per dare la possibilità alla Banca centrale guidata da Mario Draghi di avere a disposizione gli strumenti per affrontare la prospettiva di una cooperazione transfrontaliera in caso di fuga dei capitali. Va peraltro evidenziato come lo stesso Draghi nella sua ultima conferenza stampa abbia commesso l'errore di rivelare che i documenti legali necessari per il funzionamento del programma OMT non sono ancora a posto.




Supponendo che questi documenti giuridici possano essere assemblati in fretta, la BCE si trova in una posizione di potere assoluto nell'impedire che qualsiasi banca possa essere assaltata dai correntisti, distruggendo così il sistema finanziario della zona euro. Ma i costi politici dell'attivazione del programma OMT sono ancora significativi e l'ammontare della quantità di stress finanziario che un governo sarà disposto a prendere prima di firmare il programma dell'UE non è chiaro.
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