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La cinese Nine Dragons Paper sbarca in Borsa. E subito l’Italia compra

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In questi giorni davanti alla porta della signora Cheung Yan c’è la coda. Gli investitori di mezzo mondo stanno facendo a gara per dividersi una qualche parte del “tesoro” che la presidentessa di Nine Dragons, la maggior società di imballaggi cinese, del ricco Guangdong, provincia meridionale della Cina, sta mettendo sul mercato. L’Ipo di azioni di questa società è un caso da manuale. I numeri sono da record. Tanto più se si considera che a metterli in campo è un’impresa che per quanto leader nel suo settore di produzione nella Repubblica Popolare e pur essendo considerata un esempio di innovazione, di efficienza e persino di compatibilità ambientale, è comunque assolutamente sconosciuta sullo scenario della finanza internazionale. La signora Cheung, numero uno della società, e il marito Liu Ming, numero due, hanno tirato fuori dal cilindro un miliardo di azioni e hanno chiesto a due global partner, Merrill Lynch e Bnp Paribas, di scovare i sottoscrittori. La domanda dei grandi investitori istituzionali è stata 500 volte superiore. Si sono gettati a capofitto. Compresi i 18 fondi italiani che hanno mangiato una fetta di 20 milioni di dollari.