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Cina verso il cambio di leadership. Nuovo modello di crescita economica entro il 2020

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Al via a Pechino il diciottesimo congresso del Partito Comunista cinese che sancirà il passaggio di poteri dall’attuale presidente Hu Jintao al successore designato Xi Jinping. Xi assumerà la carica di presidente del partito e, in marzo, anche quella di presidente della Repubblica Popolare Cinese.
Nuovo premier al posto di Wen Jiabao dovrebbe diventare Li Keqiang, già appartenente al Comitato Permanente dell’Ufficio Politico che è il centro del potere in Cina. Nel suo discorso di apertura del congresso, che si concluderà giovedì prossimo con il passaggio di consegne tra i leader uscenti e quelli designati, il presidente Hu Jintao ha affermato decisamente che la Cina non abbandonerà l’attuale sistema politico, basato sul partito unico. “Non copieremo mai i sistemi politici occidentali”, ha detto il presidente. “Noi dobbiamo continuare i nostri sforzi, attivamente e con prudenza,rafforzando il sistema politico socialista per perseguire la riforma della struttura politica ed estendere la democrazia popolare”.
 
Hu ha inoltre resi noti i target economici che la Cina dovrà raggiungere entro il 2020, tra cui il raddoppio del reddito delle aree urbane e rurali. Entro i prossimi 10 anni inoltre il Celeste Impero dovrà sviluppare un nuovo modello di crescita basato su qualità e prestazioni migliorate. Sotto il governo dell’attuale leadership, infatti, la Cina ha raggiunto vette di sviluppo mai viste, ma ora i nodi dell’attuale modello – basato sull’esportazione e sull’interventismo statale – emergono, e vanno corretti. C’è dunque da aspettarsi nei prossimi anni una certa migrazione verso il modello liberista, che potrebbe incidere non poco sui mercati globali.
Se nessuna riforma politica è in vista per la Cina, il reato di corruzione viene invece fortemente condannato nel discorso del Presidente uscente. “Se non affrontiamo subito il problema, potrebbe portare alla crisi del partito e anche al crollo dello Stato”, ha ammonito Hu, pensando probabilmente, anche senza nominarlo, al caso del membro del Politburo Bo Xilai, che verrà processato a giorni per corruzione e abuso d’ufficio. Lo stesso attuale premier Wen Jiabao, peraltro, è oggetto di recenti inchieste da parte del New York Times e dello stesso governo cinese su un presunto “tesoretto” personale e sul patrimonio milionario dei suoi familiari.
In ogni caso Wen sta per lasciare la scena, presto sostituito dal “principino” Li Keqiang, appartenente all’aristocrazia del Politburo. Figlio di un funzionario di Mao, poi finito nelle purghe del presidente, è un protetto dell’ex presidente Jiang Zemin che ne ha favorito la carriera politica. La sua figura è circondata di ombre, più che altro perché non ha mai manifestato apertamente le proprie idee – se non in ottica di partito – e dunque è difficile immaginare in che direzione guiderà la Cina nei prossimi anni.