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La Cina rallenta (per modo di dire): Pil +9,2% nel 2011

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La crescita cinese rallenta il passo, ma rimane ampiamente al di sopra di quella dei Paesi sviluppati. Nel 2011 il Pil del Paese è cresciuto del 9,2% contro il 10,4% del 2010. 
Negli ultimi tre mesi dell’anno, la crescita ha subito la flessione più marcata, con un + 8,9% (dal +9,1% del trimestre precedente e contro il +8,6% atteso dagli analisti). L’economia cinese sta presumibilmente già risentendo della frenata europea, che rappresenta il primo mercato di sbocco per le sue esportazioni.
Nonostante il dato si sia rivelato migliore delle attese, si tratta del livello di crescita più basso degli ultimi due anni e mezzo.
I dati diffusi oggi sono giudicati coerenti con il mantenimento della politica monetaria restrittiva che la Cina ha perseguito nel corso del 2011. L’unico dubbio proviene dal rallentamento registrato nella fase finale dell’anno, che non appare tuttavia sufficiente a determinare un cambio di rotta da parte della banca centrale, la People’s Bank of China.
Gli analisti si aspettano che nel 2012 la Cina possa sperimentare il più basso tasso di espansione dell’ultimo decennio, contribuendo così al rallentamento globale. Un esponente dell’ufficio di statistica cinese ha detto a questo proposito che la crescita cinese potrebbe ridimensionarsi ulteriormente qualora Pechino accelerasse sulla via della ristrutturazione della sua economia dalle esportazioni ai consumi domestici.
Per i primi tre mesi del 2012 il tasso di crescita atteso dalla comunità finanziaria si attesta attorno all’8%, un livello che le autorità politiche cinesi reputano il minimo necessario per sostenere la creazione di posti di lavoro.
Tra gli altri dati diffusi quello relativo alle vendite al dettaglio, che a dicembre sono salite del 18,1% su base annuale con una produzione.