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Cina: quanto cresce realmente il dragone? I dubbi degli analisti

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Il crollo del mercato azionario cinese ha fatto tornare d’attualità l’effettivo tasso di crescita del dragone. È da tempo che circolano dubbi sulle statistiche ufficiali in arrivo dall’ex Regno di Mezzo: dato per assodato che non si parla più di crescita a due cifre, gli operatori sono decisamente scettici anche sul +7% annunciato dalle autorità (che già di per sé rappresenta il livello minore degli ultimi 25 anni).

Negli ultimi anni i numeri relativi la crescita economica comunicati da Pechino sono risultati quasi sempre in linea con le previsioni governative, sono stati diffusi con particolare celerità e non sono mai stati rivisti (un aspetto particolarmente curioso alla luce delle dimensioni e della complessità del Paese). Secondo l’Economist, Pechino “aggiusta” i numeri senza inventarli di sana pianta. Alle volte sono gli stessi dati comunicati al governo centrale ad essere poco veritieri. Questo perché, come rileva Yukon Huang, ex direttore della Banca Mondiale per l’Asia Orientale, i funzionari locali potrebbero limare al rialzo le performance economiche per fare “bella figura” o giocare al ribasso per intercettare qualche pacchetto di stimoli.

Secondo gli standard di trasparenza statistica del Fondo monetario internazionale, quelle cinesi sono statistiche di terzo livello. Per capire il metro utilizzato basti pensare che il nostro Paese è al primo, la Grecia al secondo e gran parte dei Paesi africani sono nel terzo livello. Ipotizzare il tasso di crescita reale del Paese è quindi particolarmente complesso: per Citibank si attesterebbe al di sotto del 6%, Capital Economics fissa l’incremento del Pil al 4,9%, la divisione cinese del Conference Board parla di un +4% e la londinese Lombard Street Research stima un +3,8% (in qualunque caso un +5% nel 2015 vale più in termini di output del +14% messo a segno nel 2007).

Secondo Evercore ISI, a partire dall’aprile del 2014 i dati ufficiali e quelli rilevati dall’indice appositamente elaborato per valutare le performance di Pechino, il “China Synthetic Growth Index”, hanno iniziato a mostrare un andamento divergente e dal dicembre 2014 lo “spread” tra i due indicatori si è amplificato. Secondo l’Evercore ISI Synthetic Index, a gennaio 2015 il tasso di crescita del dragone si è attestato all’1,1% (6,9% per le autorità cinesi) e il mese scorso è sceso in territorio negativo (-1,1% sia su base annua che mensile).

Prima di diventare premier, Li Keqiang ammise di non ritenere troppo affidabili le statistiche ufficiali sul Pil e di preferire indicatori come il consumo di energia elettrica o altro. Stando ai numeri diffusi dal China Electricity Council, nella prima metà dell’anno il consumo di energia in 19 province ha messo a segno l’incremento minore degli ultimi 30 anni (+1,3%) e in altre 9 ha registrato una contrazione.