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La Cina, un porto sicuro tra i paesi emergenti?

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Di seguito pubblichiamo un commento di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas. L’esperto analizza le prospettive per la Cina alla luce delle tensioni che nelle scorse settimane hanno attanagliato le valute di alcuni paesi emergenti.  A detta di Beffy finora l’Impero celeste è stato al riparo dalla crisi grazie all’attivo della bilancia commerciale. Nel breve il paese dovrebbe beneficiare del miglioramento di alcuni fattori ciclici. Nonostante i dati positivi siano incoraggianti, su un orizzonte temporale più esteso il Chief Economist di Exane BNP Paribas ritiene che la Cina dovrà ancora far fronte ad alcune sfide strutturali che le impediranno all’accelerazione ciclica di continuare nel 2014.

I paesi emergenti con una bilancia commerciale in attivo, come la Cina, sono stati, fino a questo momento, al riparo dalla crisi valutaria che, a seguito della crescita dei tassi a lungo termine americani, ha colpito i mercati emergenti. In questo contesto, gli investitori si stanno chiedendo se, tra i paesi emergenti, la Cina possa essere considerata un “porto sicuro”. Nel breve termine, il paese potrà certamente beneficiare di due fattori ciclici cioé il miglioramento, grazie all’effetto base, del settore immobiliare e degli investimenti e l’aumento della liquidità interbancaria dopo la crisi dello Shibor di due mesi fa. 

Il miglioramento ciclico é stato un driver positivo per il settore mining. Inoltre, dato che l’indice sui nuovi ordinativi NBS PMI si é attestato recentemente a 52 punti, che l’indice PMI sui nuovi ordini di acciaio ha toccato i 57 punti e che l’import cinese di rame è migliorato con conseguente chiusura delle posizioni short sul mercato sin da agosto, é possibile stimare che il supporto dell’andamento ciclico al settore mining possa continuare.

 

I dati positivi sulle commodity minerarie sono coerenti con il miglioramento dell’attività cinese che, ad agosto, ha registrato il ritmo di crescita più elevato degli ultimi 17 mesi. Le esportazioni sono, inoltre, supportate dalla ripresa in Europa. Secondo i nostri modelli, un rialzo dell’1% del PIL dell’Eurozona corrisponderebbe ad un incremento del PIL Cinese dello 0,3% su 12 mesi e un rialzo dell’1% del PIL di tutti i paesi sviluppati porterebbe ad un aumento di quello cinese dello 0,9%. Considerando questi elementi, é possibile stimare che il miglioramento ciclico in Cina potrebbe perdurare. 

Nonostante questi dati positivi siano incoraggianti, riteniamo che la Cina dovrà ancora far fronte ad alcune sfide strutturali che impediranno all’accelerazione ciclica di continuare nel 2014. Tenuto conto del fatto che una quota rilevante del miglioramento ciclico é riconducibile allo shadow banking e che nei prossimi trimestri le autorità cinesi dovrebbero, in particolare, mettere un freno alla crescita del credito e all’espansione del settore finanziario non bancario, ne deriva, infatti, il possibile freno alla crescita congiunturale. 

Sebbene questa settimana il volume totale dei finanziamenti all’economia cinese abbia sorpreso anche i più ottimisti, come sempre accade, il diavolo si cela nei dettagli. Va, infatti, evidenziato che più della metà dei finanziamenti complessivi è arrivata da canali non creditizi. Proprio per tal motivo riteniamo improbabile che la politica monetaria diventi più espansiva. In una fase di miglioramento ciclico dell’economia e di peggioramento del sistema finanziario, in occasione della Terza Sessione Plenaria del 18° Congresso del partito comunista possano essere introdotte ulteriori riforme fiscali e finanziarie come la deregulation dei tassi di interesse o nuove misure di stimolo. 

Inoltre, il deprezzamento delle valute dei paesi emergenti con una posizione estera debole potrebbe essere un ostacolo alla crescita cinese nel 2014. A partire da giugno 2011, il tasso cinese di cambio reale effettivo dello Yuan (REER) è cresciuto di circa il 18%, quello giapponese è sceso del 20% e quello delle maggior parte della altre valute asiatiche è stato più o meno stabile. Il paradosso che potrebbe verificarsi è che alcune delle economie emergenti con debole posizione estera, che adesso stanno soffrendo più di quanto stia accadendo alla Cina, l’anno prossimo potrebbero essere protagoniste di un rimbalzo  e la loro maggiore competitività potrebbe portare ulteriore stress sulla crescita cinese. 

Nel complesso, riteniamo che il miglioramento ciclico dell’economia cinese potrebbe continuare nell’autunno ma difficilmente proseguire nel 2014. La necessità di implementare riforme strutturali peserà sulla crescita cinese che dovrebbe registrare un rallentamento nel prossimo decennio. Stimiamo che la crescita della Cina dovrebbe attestarsi al 6,9% nel 2014 vs 7,5% del 2013. La situazione del Celeste Impero conferma un noto proverbio cinese che dice: “E’ facile scendere una discesa, molto più difficile è risalirla”.