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Cina, Pil accelera al rialzo. Ma per qualcuno il paese è solo una bolla garantita

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L’economia cinese torna ad accelerare il passo, con il Pil del primo trimestre che balza del 6,9%, a un ritmo più forte delle attese. Il merito, analizzando il dato, è della apparente solidità del mercato immobiliare, degli investimenti in infrastrutture, delle esportazioni e delle vendite al dettaglio. Il dato si conferma di primo acchito più che positivo, superiore non solo rispetto al target del consensus ma anche a quello del governo, che aveva fissato un obiettivo del 6,5% o “più alto, se possibile”.

Wei Yao, responsabile economista per la Cina di Société Générale, sottolinea che il contributo maggiore alla crescita è arrivato dal settore industriale, in particolare dalla produzione ed estrazione dei metalli: ma lancia un alert su quel surriscaldamento del mercato del mattone che Pechino aveva promesso di tenere a bada e che invece rimane osservato speciale, per gli effetti domino che potrebbe provocare. I nuovi cantieri sono saliti ancora nel mese di marzo e i ricavi ottenuti dalla vendita di terreni sono balzati del 23%, in deciso rialzo rispetto al +13% di febbraio. 

A balzare è stato anche il debito: i prestiti alle famiglie di medio e lungo termine sono saliti a marzo di 800 miliardi di yuan (l’equivalente di $150 miliardi), registrando la crescita mensile più veloce della storia.

Il social finance complessivo – termometro dell’erogazione del credito all’economia – è avanzato lo scorso anno del 4% a 6,93 trilioni di yuan (l’equivalente di $1,3 trilioni), alimentato dal boom superiore a +320% del settore bancario ombra.

La situazione è tale da aver portato Fitch a prevedere che, anche in caso di un incremento del Pil meno sostenuto rispetto alla cifra attuale nel corso del 2017, la crescita del credito sorpasserà quella del Pil di uno scarto compreso tra il 50% e il 100%.

Wei Yo fa notare così che, “chiaramente, le misure di freno alla crescita immobiliare lanciate alla fine del 2017 in una ventina circa di grandi città non sono state efficienti, visto che il momentum positivo si è semplicemente spostato a favore delle città prossime a quelle grandi”. 

Invita a essere cauto nella lettura del Pil cinese anche Raymond Yeung, responsabile economista per la Cina di ANZ che, in una lettera ai clienti, sottolinea che il dato relativo al Pil deve essere interpretato con cautela, dal momento che, per la sua determinazione, dovrebbe essere basato su una crescita trimestrale dell’1,6%, e non dell’1,3% come calcolato dalle autorità nazionali.

“Sembra che l’istituto di statistica abbia adottato fattori di aggiustamento stagionali diversi, e che il tasso di crescita trimestrale sia alla fine risultato in una crescita complessiva maggiore”.  

Tuttavia, non è neanche questo il problema principale per Yeung. “Il governo cinese ha la tendenza di dipendere dagli sviluppi delle infrastrutture per sostenere la crescita nel lungo termine”, spiega l’economista. E ora il focus, come risulta dai recenti annunci, è lo sviluppo di una Nuova Zona economica a Xiong’an, a 100 chilometri a sud-ovest di Pechino. La portata di un tale investimento è massiccia e secondo l’esperto comporterà un utilizzo massiccio di cemento e di acciaio…,ma anche di credito.

“Lo sviluppo dell’infrastrutture finirà con l’interessare uno spazio di 2.000 Km quadrati, così come nel caso della zona economica speciale di Shenzen, un’altra tra le città principali il cui Pil ha inciso su quello totale del paese per il 2,6%, nel corso del 2016. La domanda che dobbiamo porci è se questo modello di investimenti sia sostenibile, in un contesto in cui le autorità incontrano difficoltà nel tentativo di smorzare il fenomeno dell’erogazione eccessiva dei prestiti. Basta pensare, come sottolinea Yeung, che lo scorso anno i prestiti totali sono balzati di quasi il 13%, e che altri 4,2 trilioni di yuan di nuovi crediti sono stati incanalati nell’economia cinese negli ultimi tre mesi, per un valore pari a quasi un quarto del Pil nello stesso arco temporale”. 

Intervistato da Bloomberg, lo stesso Zhu Ning, autore di “China’s Guaranteed Bubble: How Implicit Government Support Has Propelled China’s Economy While Creating Systemic Risk”. (ovvero bolla garantita della Cina: Come il sostegno implicito del governo ha alimentato l’economia cinese, creando nel frattempo un rischio sistemico). Zhu Ning, che è anche vice direttore del National Institute of Financial Research presso l’Università Tsinghua di Pechino, commenta:

“Il dato sul Pil del primo trimestre è senza dubbio positivo e incoraggiante, e sembra aver cambiato in modo notevole il sentiment di breve periodo. Ma gran parte della crescita è stata raggiunta da un altro stimolo fiscale di nuovo senza precedenti, dagli investimenti in infrastrutture e dall’escalation del debito, che è al momento camuffato dal rialzo dei prezzi degli immobili e del valore dei terreni”.