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Cina: a marzo il nuovo piano quinquennale, crescita più moderata ma più equilibrata

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Marzo potrebbe segnare l’inizio di una nuova era per la Cina. In questo mese (il giorno preciso rimane ancora un segreto) verrà approvato il dodicesimo Piano quinquennale, che fisserà nuovi obiettivi da raggiungere nel periodo 2011-2015. Dalle anticipazioni, il piano consacrerà il passaggio da un modello di sviluppo incentrato sulle esportazioni e sulla quantità, a un sistema in cui i consumi interni e la qualità assumeranno un ruolo centrale. La futura crescita del Dragone sarà più moderata, ma anche più equilibrata.


Lo confermano le anticipazioni rilasciate nel fine settimana dal premier, Wen Jiabao. Il progresso annuale del Pil dovrà attestarsi al 7% e non più al 7,5%, come previsto nei programmi precedenti. Un target, non solo più basso, ma anche più lontano dalla soglia-simbolo dell’8% annuo, che molti economisti e politici cinesi indicano come la crescita minima annua da raggiungere per mantenere la stabilità sociale. “Una crescita cieca causa sovrapproduzione e compromette l’ambiente – ha dichiarato il primo ministro – e in questo modo lo sviluppo economico non può essere sostenibile”. Stop allo sviluppo sfrenato e incondizionato: la Cina inizierà a guardare anche all’efficienza, all’ambiente e al tenore di vita della popolazione.

Quattro i pilastri su cui dovrebbe fondarsi il nuovo piano: lo sviluppo delle zone occidentali, la riduzione del divario tra ricchi e poveri, il miglioramento dei servizi pubblici e di assistenza, il potenziamento della domanda interna per ridurre la dipendenza alle esportazioni. Secondo alcuni dati della Banca Mondiale, i consumi domestici contano solo per un 35% sull’economia del Paese, contro il 71% degli Usa e il 57% dell’India.
Un occhio verrà tenuto anche sull’inflazione (al 4,9% a gennaio), uno dei maggiori pericoli della seconda economia mondiale. A questo proposito il governo cinese punta a controlli più severi sui prezzi degli immobili che negli ultimi anni sono schizzati al rialzo, facendo temere lo scoppio di una bolla speculativa.


Tuttavia, l’obiettivo di una crescita al 7% sembra poco realistico alla maggior parte degli osservatori (nel 2010 la Cina è cresciuta del 10,3%). “Per quanto riguarda le prospettive a lungo termine, prevediamo un rallentamento della crescita nei prossimi due anni”, ha commentato Christina Chung, analista di RCM, in una nota recente, precisando però: “Pur nel quadro di una decelerazione, nel medio periodo riteniamo sostenibile un tasso di crescita dell’8%-9%, in quanto i consumi e gli investimenti continueranno a puntellare lo sviluppo economico quando rallenterà l’export”.


La crescita futura della Cina ruoterà intorno a nove settori cardine: energie alternative, nuovi materiali, tecnologie informatiche, biologia e medicina, protezione ambientale, aerospaziale, navale, industrie avanzate e servizi Hi-tech. “Saranno i settori legati ai beni di consumo a beneficiare maggiormente”, hanno indicato gli analisti di Schroders. Ma non solo. Anche i servizi assicurativi e sanitari, il comparto del turismo e dell’educazione così come il settore immobiliare. “Dall’altra parte, gli effetti saranno invece meno positivi per le società legate alle esportazioni”.


I lavori inizieranno sabato prossimo a Pechino, con i raduni annuali dell’Assemblea Nazionale del Popolo e della Conferenza Politica Consultiva del popolo cinese, alle quali il governo presenterà la bozza del nuovo Piano, l’ultimo dell’era Hu Jintao-Wen Jiabao.