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Cina: manifattura ai minimi da sei anni, crolla Shanghai. Male le Borse Ue, acquisti su oro e Bund

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La Cina non smette di far tremare i mercati dopo l’ennesima conferma del rallentamento dell’economia del Dragone. La manifattura cinese è scivolata ai minimi da oltre sei anni: la prima lettura di agosto dell’indice Pmi manifatturiero di Pechino si è attestato a 47,1 punti, in calo dai 47,8 punti di luglio e inferiore alle attese degli analisti che indicavano 48,2 punti. Per il sesto mese consecutivo la manifattura si attesta così sotto quota 50 punti, soglia che separa la crescita dalla contrazione economica.
Il dato negativo ha avuto un riflesso immediato sulle piazze finanziarie asiatiche. A Shanghai l’indice Composite ha chiuso con un tonfo del 4,27% a 3.508 punti che porta il saldo settimanale a un ribasso di oltre 11 punti percentuali. Profondo rosso anche per Tokyo dove il Nikkei ha lasciato sul parterre 3 punti percentuali sotto quota 19.500 punti. 
Le Borse europee, alle prese anche con il nuovo caos politico in Grecia dopo le dimissioni di Alexis Tsipras, hanno aperto in deciso ribasso per poi recuperare terreno. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib, che nei primissimi scambi è scivolato sotto quota 22.000, ha ridotto velocemente le perdite e ora cede circa mezzo punto percentuale a 22.280 punti.
 
In scia alle turbolenze asiatiche gli investitori si stanno orientando verso l’oro che questa mattina ha toccato un massimo a 1.168 dollari l’oncia, il livello più alto da inizio luglio. Forti acquisti anche sul Bund tedesco: il rendimento del decennale è sceso sotto quota 0,60%, soglia che non veniva violata al ribasso da inizio giugno.