Cina: le riforme procedono, il focus dell’economia sono i consumi domestici

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L’ultimo segnale di allarme è arrivato oggi. L’indice Pmi della Cina calcolato da Hsbc ha registrato il terzo calo consecutivo dell’attività manifatturiera, a 48 punti dai 48,5 di febbraio. Ci sono pochi dubbi sul fatto che l’economia cinese sia in frenata ma allo stesso tempo troppe preoccupazioni sullo stato di salute del gigante asiatico. Chi non è preoccupata è Corinna Lau, head of asian products di Invesco che ha la possibilità di osservare dall’interno gli umori nell’ex Celeste impero. “E’ vero, c’è un rallentamento dell’economia cinese – spiega l’esperta – ma la crescita è ancora molto forte, intorno al 7%-7,5%. Inoltre se guardiamo alle variazioni incrementali del Pil nominale, i valori di oggi sono molto più elevati di quelli di dieci anni fa”. In altre parole rallentamento ma in uno scenario di crescita ancora forte e con un 7% che, sulla base dello sviluppo raggiunto dall’economia odierna, vale di più rispetto al 10% di dieci anni fa.

A fronte di queste considerazioni e “con uno scenario demografico favorevole”, Corinna Lau esclude rischi di hard landing e vede nel rallentamento un elemento positivo per l’economia cinese. “E’ un rallentamento in linea con le riforme importanti che il Paese sta mettendo in atto e che hanno come obiettivo il raggiungimento di un tasso di sviluppo stabile nel medio-lungo periodo”. Pertanto bisogna guardare oltre la volatilità generata da notizie e rilevazioni macroeconomiche congiunturali. “Stiamo parlando del passaggio di un’economia trainata dall’export – prosegue Lau – a una guidata dai consumi domestici. Se questo è il percorso, la Cina lo sta seguendo con buoni risultati. Già oggi l’andamento delle esportazioni non contribuisce più alla formazione del Pil del Paese”. Se da un lato ciò significa che la Cina non potrà beneficiare se non in minima parte del recupero delle economie sviluppate, dall’altro il sostegno del consumo domestico diventa preponderante e sviluppa un ciclo virtuoso in grado di portare maggiore stabilità. Ciò non significa che l’export non abbia ancora la sua importanza in quanto “contribuisce a creare lavoro ed aumentare la ricchezza e la possibilità di spesa”. La sua importanza è comunque ormai limitata.

Un ulteriore segnale di cambiamento dell’economia cinese arriva dall’osservazione della composizione del Pil: “In primo luogo il contributo alla crescita del settore terziario ha superato per la prima volta quello del settore secondario. In secondo luogo le imprese a controllo statale hanno ora un peso inferiore di quelle a controllo privato. L’80% dell’occupazione urbana deriva oggi dalle imprese private, il doppio rispetto alla fine degli anni novanta. Anche su altri parametri come ricavi e asset le aziende private sono predominanti”. Non è solo un cambiamento storico e politico ma anche sociale: “La strada da fare è ancora tanta – spiega Corinna Lau – ma la strada intrapresa è quella giusta. Per avere una crescita interna, non legata all’export, la base di consumo deve passare dall’industria pesante e delle materie prime a quella più legata alla creatività e innovazione. E creatività e innovazione possono arrivare solo dalle imprese private”. Questo passaggio di testimone conferma che le riforme stanno facendo il loro corso e che il rallentamento è legato alla loro implementazione”.

Perché, allora, l’azionario cinese ha sottoperformato i mercati dei Paesi sviluppati come Europa, Stati Uniti e Giappone? “La ragione è che anche qui sta avanzando una trasformazione che però deve ancora completarsi”. La composizione degli indici di Borsa è ancora in buona parte legata alle imprese che potremmo definire della Cina statalista. Sono queste ad aver reso performance poco brillanti. “Se guardiamo all’indice – conclude Lau – abbiamo un’idea distorta di quella che è oggi l’economia cinese. Anche in questo campo, in ogni caso, si stanno affermando le imprese private”. L’azionario cinese, pertanto, può essere visto positivamente in prospettiva, anche perché “le sue valutazioni sono più contenute di quelle degli altri principali mercati”.