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Cina: inflazione sale ancora, Banca centrale alza nuovamente coefficiente riserva banche

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Prosegue senza soste l’ascesa dell’inflazione cinese che a maggio si è portata sui massimi a quasi 3 anni. Nuove pressioni inflattive che hanno spinto la Banca centrale cinese ad agire subito annunciando un nuovo innalzamento di 50 punti base del coefficiente di riserva obbligatoria delle banche commerciali, strumento utilizzato dall’istituto centrale per controllare la liquidità del sistema finanziario. Si tratta del sesto rialzo da inizio anno. L’incremento sarà effettivo dal prossimo 20 giugno. Il coefficiente di riserva che gli istituti di credito devono vincolare presso People’s Bank of China salirà così al nuovo livello record del 21,5%.


L’indice dei prezzi al consumo a maggio si è attestato al 5,5%, in linea con le attese, dal 5,3% del mese precedente complice soprattutto l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari (+11,7% a/a).  L’inflazione risulta ai livelli più alti dal luglio 2008. Da settembre 2010 a oggi la banca centrale cinese ha apportato quattro rialzi dei tassi di interesse proprio per frenare le pressioni inflattive.

Considerando anche i dati sulla bilancia commerciale arrivati settimana scorsa, con l’accelerazione delle importazioni, si conferma la limitata decelerazione della domanda interna. “L’inflazione rappresenta una grande sfida per le autorità cinesi – rimarcano oggi gli esperti di Société Générale – ed questa tornata di dati mette forti pressioni sulla People’s Bank of China per un nuovo rialzo dei tassi entro questo mese”.


Quest’anno l’inflazione cinese si è sempre mantenuta sopra il target del 4% indicato dal governo di Pechino. Non mancavano i timori di un balzo più marcato dell’inflazione con Zhang Zhuoyuan, economista dell’Accademia di Studi Sociali, che si era spinto a una previsione di un balzo oltre il 6%. Secondo Xu Nuojin, vice governatore della divisione del Guangzhou della Banca centrale, l’inflazione cinese è alimentata dagli acquisti di valuta estera destinati ad evitare un eccessivo apprezzamento dello yuan. La valuta cinese quest’anno si è apprezzata dell’1,6% rispetto al dollaro Usa.


Sempre oggi l’ufficio nazionale di statistica cinese ha diffuso i dati su produzione industriale e vendite al dettaglio. Il ritmo di crescita della prima è sceso meno delle attese con la politica monetaria restrittiva messa in atto da Pechino che sta frenando solo parzialmente l’attività economica. La produzione industriale cinese a maggio ha evidenziato un progresso annuo del 13,3% dal +13,4% del mese precedente. Il consensus era per una frenata più marcata a +13,1%.  Infine progresso annuo del 16,9 per cento delle vendite al dettaglio. Il dato di maggio si confronta con il +17,1% del mese precedente (il consensus era +17%).

Il mercato ha reagito bene all’infornata di dati cinesi arrivata oggi con intonazione positiva per i listini asiatici  che hanno letto con favore soprattutto il dato oltre le attese della produzione industriale. Lo Shanghai Composite ha segnato un progresso dell’1,10% a 2.730,05 punti, rimbalzando dai minimi a 4 mesi. Gli acquisti hanno caratterizzato principalmente il comparto delle materie prime (+1,7%).