1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Mondo ›› 

Cina: Fondo monetario taglia stime di crescita. Atteso Pil al 7,75% nel 2013 e nel 2014

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN
Revisione al ribasso delle previsioni di crescita della Cina da parte del Fondo monetario internazionale (Fmi). Nella notte l’istituto guidato da Christine Lagarde ha annunciato di avere abbassato le stime sul Prodotto interno lordo (Pil) della seconda economia mondiale, portandole al 7,75% per l’anno in corso, lievemente al di sotto dell’8% indicato in precedenza, citando un’economia globale fragile. E con le esportazioni in calo salgono le preoccupazioni di un rallentamento della seconda economia mondiale. 
“Nonostante le deboli e incerte condizioni globali, l’economia cinese dovrebbe crescere quest’anno di circa il 7,75% e più o meno allo stesso ritmo l’anno prossimo” afferma il Fmi in una nota al termine della missione nell’Ex Celeste impero aggiungendo che “il ritmo di crescita dell’economia dovrebbe riprendere moderatamente slancio nella seconda metà dell’anno, quando la crescita del credito ripartirà. L’inflazione alla fine dell’anno dovrebbe invece attestarsi intorno al 3%”. 
Il Fmi aveva già dato un taglio alle stime di crescita per il 2013 dall’8,2% al 8%.
 L’anno scorso la crescita della Cina si è attestata al 7,8%, la più debole degli ultimi 13 mesi. Una debolezza che è proseguita anche nei primi mesi dell’anno, registrando un progresso del 7,7% nel primo trimestre. Secondo le previsioni degli analisti interpellati da Bloomberg l’economia di Pechino dovrebbe migliorare nel secondo e nel terzo trimestre dell’anno, attestandosi rispettivamente a +7,8% e +8%. 
Il Fondo monetario segue l’esempio della Banca mondiale
La Cina, secondo le ultime stime diffuse dalla Banca mondiale a metà aprile, è destinata a crescere dell’8,3% nel 2013 dall’8,4% indicato in precedenza e dell’8% nel 2014. La Banca mondiale rimarca come nel Paese del Dragone la crescita è rallentata al 7,8% nel 2012 complici soprattutto gli sforzi di riequilibrio dell’economia a favore dei consumi delle famiglie che hanno contribuito per 4,4 punti percentuali alla crescita del Pil.