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Cina: crollo o fisiologico rallentamento? Dipende dalle riforme, i prossimi 5 anni saranno i decisivi

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C’è davvero da preoccuparsi per la Cina? Ogni dato macro o notizia in arrivo dal Paese del Dragone fa tremare i mercati finanziari globali e temere il peggio agli operatori. “Imprese, analisti e funzionari sono stati chiari sulle diverse sfide da affrontare, ma sono poche le prove di una crisi in corso”, ha risposto Craig Botham, emerging markets economist di Schroders. Ecco di seguito alcuni passi della sua analisi sulla Cina. 
Continuiamo ad aspettarci che la crescita cinese eviterà un crollo disastroso, e che invece registrerà un rallentamento. Tuttavia senza riforme di successo il rischio di un “atterraggio brusco” aumenta. Gli interessi corporativi dovranno essere sfidati, se si vorrà far fronte all’allocazione errata delle risorse, in se stessa chiave per passare a una crescita guidata dai servizi. Se si permetterà alle società a controllo statale inefficienti di continuare a dominare, la produttività sarà colpita e la crescita rallenterà molto prima. I prossimi cinque anni saranno decisivi. 
Le riforme di mercato, si presuppone, saranno tollerate solo se serviranno agli scopi dello Stato e raggiungeranno l’obiettivo di migliorare la stabilità sociale. L’ottimismo è, nel migliore dei casi, modesto, circa la possibilità che il quinto Plenum farà cambiamenti sostanziali. 
Forse la principale misura è stata la fine della politica del figlio unico, ma probabilmente avrà un impatto limitato. In precedenza, allentamenti di tale politica hanno visto risultati limitati.  
Le riforme sulle imprese a controllo statale, incluse possibili fusioni, avranno un ruolo chiave nel ridurre la capacità inutilizzata, diffusa in diversi settori ed evidente nell’industria dell’acciaio, dove le accuse di una politica di dumping da parte della Cina sono in aumento. Ciò si riflette nelle stime fornite dalle società a controllo statale sull’eccesso di forza lavoro, con alcune aziende che impiegano quasi il doppio delle persone di cui hanno effettivamente bisogno. Naturalmente, il problema per il governo è ridurre la capacità inutilizzata senza produrre disoccupazione. La realpolitik di tale situazione dà adito a ulteriori preoccupazioni. 
Una delle aree di riforma che ha fatto passi in avanti abbastanza velocemente e agevolmente è quella della liberalizzazione del settore finanziario, con i tassi sui depositi ora completamente liberalizzati e il programma di swap dei bond delle amministrazioni locali che sta facendo tanto per ridurre i costi del debito, anche se sta comprimendo i margini delle banche. Dopo tanto tempo, finalmente, le obbligazioni delle amministrazioni locali hanno acquirenti al di fuori delle banche. 
Certamente, non tutte le riforme nel settore finanziario sono state attuate facilmente. La svalutazione del renminbi ad agosto ha colto tutti di sorpresa, incluse le imprese di proprietà statale con relazioni forti, che prima non davano molta, se non nessuna, attenzione, al tasso di cambio.