Chiusura Borse Usa

Inviato da Flavia Scarano il Lun, 27/06/2011 - 08:46
Ancora una chiusura negativa per i listini statunitensi. Anche questa volta l'andamento negativo di Wall Street è attribuibile alle tensioni in arrivo dall'altro lato dell'Atlantico. Le vendite, partite dal nostro comparto bancario, hanno finito per far passare in secondo piano le indicazioni macroeconomiche migliori delle attese. La crescita statunitense del primo trimestre è stata rivista, come da attese, dall'1,8 all'1,9% mentre il dato relativo gli ordini di beni durevoli ha fatto meglio del consenso mettendo a segno un rialzo dell'1,9% mensile. Nonostante questo, il Dow Jones ha terminato l'ultima seduta dell'ottava in calo dello 0,96% a 1.934,58 punti, rosso dell'1,17% dello S&P a 1.268,45 e -1,26% per il Nasdaq a 2.652,89. Su base settimanale i primi due indici mettono a segno un calo dello 0,58 e dello 0,24 per cento mentre il Nasdaq registra un saldo positivo dell'1,39%. Tra le storie del giorno segno meno per Micron Technology e Oracle (-14,47% e -4,06%) all'indomani della presentazione dei conti trimestrali. Su quest'ultima Moody's ha alzato il rating "senior unsecured" a "A1" mentre Ubs ha portato il prezzo obiettivo da 39 a 40 dollari ("buy"). Debole anche Comcast (-0,55%), nonostante l'upgrade arrivato da Goldman Sachs (-1,1%), che ha inserito il titolo nella sua "conviction buy list". Su GS e su Morgan Stanley (-0,63%) si è espressa Deutsche Bank, che ha tagliato le stime di utile per azione nel secondo trimestre a 2,1 e 0,38 dollari (da 2,55 e 0,42 dollari). Tra gli energetici, penalizzati dal calo del greggio sotto quota 90 dollari, -2,33% per Williams Cos., che ha lanciato una controfferta per l'acquisizione di Southern Union da 8,7 mld di dollari (39 dollari/azione). Gli operatori, che hanno spinto il titolo Southern al rialzo del 16,69% a 39,85 $, puntano su un rilancio da parte di Energy Transfer Equity (-5,51%), che la scorsa settimana aveva messo sul piatto 7,9 mld. Rosso infine dell'1,11% per il titolo Google, appesantito dall'inchiesta avviata dalla Federal Trade Commission.
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