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Chi pensa che gli Stati non possano fallire ha la memoria corta. Molto corta… (R. Malnati)

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“La causa di un fallimento di uno Stato sovrano, a livello tecnico, è sempre ascrivibile a una situazione di deficit pubblico eccessivo, ossia una situazione in cui le entrate finanziarie statali, tipicamente sotto forma di tassazione, risultano insufficienti a coprire le uscite pubbliche (ossia la spesa pubblica) comprese le spese per la copertura degli interessi sul debito pubblico già presente.
Questo genera ulteriore deficit pubblico e incremento del debito pubblico fino all’incapacità dello Stato di restituire il proprio debito nelle scadenze previste. Situazioni simili si raggiungono anche quando gli interessi sui titoli di Stato diventano così alti da risultare insostenibili per la loro copertura statale con conseguente mancata emissione di nuovi titoli per finanziare/coprire il deficit.”

Questo un estratto di un’intervista fatta a Roberto Malnati, risk manager e storico fondatore di Finanzaonline, che sottolinea come nella storia, più o meno recente, i fallimenti degli stati si sono ripetuti con una cadenza disarmante come testimoniato dalla seguente sequenza:

Albania (1990) – Austria (1938, 1940, 1945 mentre era annessa alla Germania) – Austria-Ungheria (1796, 1802, 1805, 1811, 1816, 1868) – Bulgaria (1990) – Croazia (1993–1996) – Danimarca (1813) – Francia (1558, 1624, 1648, 1661, 1701, 1715, 1770, 1788, 1812) – Germania (1932, 1939, 1948) – Grecia (1826, 1843, 1860, 1893, 1932, 2012) – Islanda (2008) – Jugoslavia (1983) – Paesi Bassi (1814) – Polonia (1936, 1940, 1981) – Portogallo (1560, 1828, 1837, 1841, 1845, 1852, 1890) – Regno Unito (1749, 1822, 1834, 1888–89, 1932) e prima come Inghilterra (1340, 1472, 1596) – Romania (1933, 1982, 1986) – Russia (1839, 1885, 1918, 1947, 1957, 1991, 1998) – Spagna (1557, 1575, 1596, 1607, 1627, 1647, 1809, 1820, 1831, 1834, 1851, 1867, 1872, 1882, 1936-1939) – Svezia (1812) – Ucraina (1998–2000) – Ungheria (1932, 1941).

Qualcuno di voi se la sente di mettere la mano sul fuoco che nei prossimi 50 anni non succederà più in Europa nemmeno una volta? Dato che la BCE non può agire per favorire le entrate finanziarie statali, in un contesto in cui 10mila miliardi di dollari di titoli di Stato viaggiano in territorio negativo, molte società e banche continuano a soffrire ritengo che i presupposti siano molto chiari.
Storicamente era impensabile che gli investitori pagassero per prestare a un Governo; ora grazie ai tassi negativi imposti dalla BCE è consuetudine e, anzi, sta cominciando a succedere anche per le società” continua Malnati.

 

Titoli Matusalem: attenzione al Btp con scadenza 50 anni
L’esperto ha inoltre espresso un suo commento sulla tendenza degli Stati a emettere debito “Matusalem”, così chiamato a causa della sua lunga vita (50 anni), come recentemente accaduto ai 5 miliardi di BTP con scadenza 50ennale collocato nelle scorse settimane dal governo italiano per cui si sono registrate richieste per oltre 18,6 miliardi di euro, con un tasso di copertura di 3,72 volte.

“Con un prezzo di collocamento pari a 99,194, il rendimento lordo all’emissione è stato pari al 2,85%. Se avete fondi in portafoglio o fondi hedge, o vi aspettate che la vostra assicurazione si occupi del vostro benessere futuro, sappiate che, se quelli che avete scelto sono tra quelli che hanno vinto la lotteria dell’aggiudicazione, il prezzo del BTP è passato in un mese da 99,19 a 90 con una perdita di oltre il 9% (valori al 3 novembre 2016, ndr). Ringraziateli perché per ora vi è andata bene. Basterebbe che il rendimento passasse dal 3% attuale al 5% (ben al di sotto della media storica di remunerazione per scadenze così lunghe) per trovarvi, indirettamente in portafoglio, un BTP Matusalem che vale 60 con una perdita del 40%”.