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Cgia: rischio manovra correttiva prima dell’estate. L’ottimismo di Di Maio

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Rischio manovra correttiva, per la Cgia di Mestre la manovra bis potrebbe arrivare prima dell’estate. L’associazione, nella nota diramata nel fine settimana “Dopo 10 anni dobbiamo ancora recuperare 4 punti di Pil e 19 di investimenti”, paventa uno scenario di crescita debole per l’economia italiana, parlando anche della minaccia che era stata citata già, nei giorni scorsi, da La Repubblica (che aveva parlato di shock del Tesoro). Il quotidiano aveva quantificato inizialmente la manovra correttiva in 8 miliardi di euro.

Pronto il commento del vicepremier e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ai rumor. Così il leader del M5S, parlando da Avezzano:

“Vedo che c’è tutta una parte di partiti politici italiani e di istituzioni che fanno parte dell’establishment che tifano affinchè l’economia italiana vada male e quindi si debba fare una manovra correttiva lacrime e sangue. Io non voglio che si parli di questi temi perchè noi crediamo nelle misure che abbiamo appena approvato. Le abbiamo approvate l’altro ieri”.

Ma alle indiscrezioni di La Repubblica si aggiunge ora, per l’appunto, anche l’alert della Cgia di Mestre. Nel presentare le sue previsioni per il trend dell’economia nel 2019, l’associazione sottolinea:

“Non è da escludere che se la crescita del Pil dovesse essere molto inferiore del +1 per cento stimato dal Governo Conte, quest’ultimo dovrà approvare una manovra correttiva già prima dell’estate. In effetti, i principali organismi internazionali e nazionali stanno rivedendo al ribasso le stime di crescita in quanto l’economia europea sta rallentando. Con un Pil più basso di quello previsto nella legge di Bilancio 2019, il rapporto deficit/Pil finirebbe per essere più elevato del 2,04 per cento “impostoci” da Bruxelles. Uno scenario che, ovviamente, è da scongiurare, visto che entro la fine di quest’anno bisognerà trovare 23 miliardi di euro per evitare l’aumento dell’Iva che, altrimenti, scatterà dal 1° gennaio 2020″.

Sulle condizioni di salute in cui versa l’Italia, c’è poco insomma da stare allegri: il paese, spiega la Cgia di Mestre, è ancora lontano dal tornare ai livelli precedenti la crisi finanziaria:

“Rispetto l’anno ante-crisi (2007) dobbiamo ancora recuperare 4,2 punti percentuali di Pil e ben 19,2 punti di investimenti. A distanza di 10 anni, inoltre – prosegue la Cgia – i consumi delle famiglie sono inferiori di 1,9 punti e il reddito disponibile, sempre delle famiglie, è in calo di 6,8. In materia di lavoro, l’occupazione è aumentata dell’1,7 per cento, mentre il tasso di disoccupazione è cresciuto dell’84,4 per cento. Se, infatti, nel 2007 il tasso di coloro che era alla ricerca di un’occupazione si attestava al 6,1 per cento, nel 2018 è salito al 10,5 per cento (dato ancora ufficioso). Bene, invece, l’export: a distanza di un decennio le vendite all’estero sono cresciute del 13,9 per cento”.

Il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo precisa:

“Sebbene negli ultimi 5 anni il Pil sia tornato a crescere, il risultato è presto detto: rispetto l’anno pre-crisi siamo meno ricchi, sono franati gli investimenti, spendiamo meno e abbiamo più disoccupati. L’unica cosa veramente positiva è che il nostro “made in Italy” vola e continua a conquistare i mercati stranieri. Stando alle previsioni di crescita che nel triennio saranno ben al di sotto dell’1 per cento annuo, molto probabilmente il nostro Paese recupererà i 4 punti di Pil persi dal 2007 non prima del 2024: praticamente 17 anni dopo”.