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Cavaco Silva resta in sella in Portogallo: vince al primo turno, ma per economisti le sfide restano

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Il trionfo fin dal primo turno preannunciato dai sondaggi si è puntualmente confermato in un Portogallo duramente colpito dalla crisi e dalle pressioni destabilizzanti dei mercati. Il capo di Stato uscente, il conservatore Anibal Cavaco Silva, che si è presentato come un fattore di stabilità per il paese in mezzo alle turbolenze, ieri è stato rieletto al primo turno con il 53,05% dei suffragi, secondo i dati definitivi. Cavaco ha superato facilmente il candidato appoggiato dal Partito Socialista del premier Josè Socrates e dai post-trotzkysti del Bloco de Esquerda, al 19,7%, e l’indipendente Fernando Nobre, al 14,7%.


Un ruolo clou l’ha giocato il fattore astensione che ha toccato un picco storico balzando al 53,4%, il livello più alto dalla fine della dittatura salazariana 35 anni fa. Un segno per diversi analisti del poco interesse suscitato dalla campagna elettorale, ma anche dalla preoccupazione prioritaria della gente per i problemi economici, e per molti di sopravvivenza, provocati dalla crisi e dalle dure manovre di austerità decise dal governo. La campagna elettorale è, infatti, stata oscurata dai problemi economici del Portogallo, tra cui la crescita debole e il debito pubblico elevato, nonché dai timori che al paese potrebbe essere necessario un piano di salvataggio da parte dell’Unione europea e del Fondo Monetario Internazionale.

Secondo la Banca del Portogallo, l’economia si contrarrà dell’1,3% quest’anno, con un tasso di disoccupazione del 10%. per cento. Non è una situazione facile quella che si trova a gestire quindi Cavaco Silva, economista di 71 anni, in carica dal 2006, ex-leader del partito conservatore Psd, ora il principale movimento di opposizione al governo socialista minoritario di Socrates. Durante la campagna elettorale ha affermato di essere il solo ad avere l’esperienza di statista necessaria per gestire le crisi gravi, economica ma anche politica, che possono attendere il paese nei prossimi mesi.


Il Portogallo è da settimane sotto la pressione dei mercati, che scommettono su un suo ricorso a un piano di salvataggio Ue-Fmi, dopo Grecia e Irlanda, puntando anche su un successivo scivolone anche della Spagna. Una ipotesi che il governo di Lisbona finora ha respinto con forza, varando una manovra di lacrime e sangue che prevede un taglio degli stipendi pubblici, della spesa sociale, degli investimenti dello stato, il congelamento delle pensioni e l’aumento di Iva e Irpef per riportare il deficit del paese dal 9,7% del 2009 al 3% nel 2013.


La manovra decisa da Socrates ha dato risultati superiori al previsto nella riduzione del deficit nel 2010, ma ha avuto per conseguenza un generale impoverimento del paese, in particolare dei ceti bassi e medi, e ha fatto precipitare i socialisti a minimi storici nelle intenzioni di voto. Stando a diversi sondaggi, il 39% dell’elettorato Ps avrebbe votato per il presidente uscente. Secondo alcuni analisti la netta vittoria di Cavaco Silva potrebbe portare, dopo il suo reinsediamento in marzo, a elezioni politiche anticipate, a causa della difficile coabitazione con Socrates.


Il capo dello Stato ha il potere di sciogliere il Parlamento e mandare a casa il premier. I sondaggi indicano che il Psd del presidente vincerebbe e prenderebbe la guida di un nuovo governo di centrodestra a Lisbona. Il leader del secondo partito del centrodestra, il Cds, Paulo Portas, ha avvertito ieri sera che la vittoria di Cavaco segna l’inizio di un nuovo corso politico in Portogallo. “L’esito delle elezioni era stato largamente anticipato dai sondaggi precedenti: Cavaco Silva ha vinto nettamente, anche se è stato ampia l’estensione”, segnala l’economista di Ing Bank Paolo Pizzoli, che ritiene che non dovrebbe cambiare gli equilibri politici.


“Le priorità sono dimostrare ai partner europei e ai mercati che il processo di aggiustamento che ha avuto già una buona anticipazione nel corso del 2010 va avanti. E il primo trimestre 2011 offrirà un test importante dell’implementazione del budget 2011 in vista di aprile”, argomenta l’esperto, sottolineando che “l’avere superato questo passaggio istituzionale sgombra il campo da ulteriori ostacoli ma non penso che l’esito delle presidenziale vada ad intaccare il timing di un eventuale ricorso agli aiuti dell’Unione europea.