Catricalà: liberalizzazioni bloccate, non si sta facendo abbastanza

Inviato da Alessandro Piu il Mer, 27/06/2007 - 09:05

Non è stata una relazione tenera quella presentata ieri dal presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, Antonio Catricalà, al Parlamento. Parole pungenti contro l'intreccio tra banche e assicurazioni, dito puntato sulle lobby che ostacolano i processi di liberalizzazione, tirate d'orecchio per i profitti sull'RcAuto e lamentazioni anche nei confronti dei leader europei, colpevoli di aver sacrificato il principio della concorrenza alla difesa degli interessi nazionali.

E' però proprio il tono della relazione del presidente Antitrust a evidenziare che, sebbene lentamente, l'Italia sta cambiando, a cominciare dalla presenza di un'Authority più forte e in grado di intervenire con maggiore decisione nell'arena politico-economica a difesa degli interessi dei consumatori e del mercato. Catricalà ha citato alcuni dei maggiori interventi effettuati nel corso dell'anno, come la sopressione o riduzione delle commissioni interbancarie per l'incasso di crediti e per i bancomat o l'ingresso degli operatori virtuali nella telefonia mobile oppure ancora l'eliminazione delle spese di chiusura dei conti correnti. Lotte nelle quali spesso l'Antitrust si è trovato accanto alle Associazioni di consumatori, dalle quali sono partite le istanze per superare quelli che erano veri e propri ostacoli al dispiegarsi della libera concorrenza e quindi al trasferimento dei vantaggi da questa portati sui consumatori. Risultati tradotti in cifre dalle sanzioni erogate nel corso dell'anno dall'Authority, pari a 366 milioni di euro quasi totalmente riscosse.

Eppure non basta, anzi è solo un primo passo. Catricalà vuole aun'Antitrust ancora più forte per combattere le numerose distorsioni che ancora attanagliano il sistema italia. A cominciare dall'RcAuto, un tema scottante e molto sentito dalle tasche dei cittadini. "I profitti delle compagnie crescono - ha detto Catricalà - ma i premi per gli assicurati non scendono e i tempi per i rimborsi appaiono ancora troppo lunghi". Non ci sta il presidente dell'Associazione di categoria (Ania), Fabio Cerchiai che, ribadito l'auspicio per un calo dei premi da parte delle compagnie, per il quale però non esistono ancora le condizioni, rifiuta l'addebito di elevati profitti a spese del consumatore e rimanda al prossimo appuntamento con la relazione dell'Ania.

Assicurazioni sempre nel mirino, insieme con le banche, per il pericoloso intreccio nato dalle ultime fusioni, il quale "può mettere in evidenza conflitti di ruolo e una grave patologia che in alcuni casi può arrivare a ostacolare la competizione". Su questo tema verrà avviata al più presto un'indagine da parte dell'Antitrust con lo scopo di prendere in esame "i vincoli che rendono difficile la competizione" e le "interferenze personali" che creano conflitti di ruolo e di interesse. Tra questi vincoli sicuramente l'opera delle lobby trasversali, in grado di rallentare e in alcuni casi di bloccare completamente il processo di liberalizzazione in Italia con la complicità, come nel caso della riforma dei medicinali da banco venduti al supermercato, delle Regioni e degli Enti locali, nonché i freni tirati delle Associazioni professionali. "Gli ordini non vanno aboliti ma riformati" è stato il deciso pensiero di Catricalà.

Infine il presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato non si è lasciato sfuggire il tema della privatizzazione della Rai, "strada maestra", per risolvere il ritardo accumulato dalla televisione nazionale nelle nuove tecnologie digitali: "Il settore televisivo presenta una struttura concentrata nella quale la propensione all'investimento e il dinamismo tecnologico appaiono difformi tra impresa pubblica e imprese private. Le riforme devono indurre a più decisi investimenti della Rai, che ha digitalizzato meno di 200 impianti contro gli oltre 900 di Mediaset".

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