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Caso Khashoggi, Riad tuona: ‘petrolio a $400 se Trump imporrà sanzioni’

Jamal Khashoggi, giornalista saudita, è scomparso dopo essere entrato nell’ambasciata saudita a Istanbul, lo scorso 2 ottobre. I funzionari turchi, ha riportato Reuters, hanno detto che il giornalista saudita è …

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Una cosa è certa: Riad non rimarrà certamente con le mani in mano, se gli Stati Uniti imporranno sanzioni nei suoi confronti, per i sospetti sul ruolo che ha ricoperto nella scomparsa  del giornalista saudita Jamal Khashoggi.  In realtà, la minaccia di rappresaglie è già arrivata, e non poteva non riguardare i prezzi del petrolio: gli stessi prezzi contro cui si è accanito più di una volta, reputandoli troppo alti – così come ha fatto nel caso dei tassi di interesse Usa – il presidente americano Donald Trump.

Così Turki Aldakhil, general manager della televisione Al Arabiya, ha scritto in un editoriale pubblicato nella giornata di domenica:

“Se a irritare Trump sono stati prezzi del petrolio a $80, nessuno deve escludere che i prezzi possano salire a $100, o a $200, o anche raddoppiare questi numeri”. Arrivando praticamente fino a $400 al barile, come scrive MarketWatch in un articolo che campeggia in prima pagina.

Nell’editoriale di Aldakhil si legge che “questo caso potrebbe finire con il gettare l’intero mondo musulmano tra le braccia dell’Iran, che si avvicinerebbe più a Riad che a Washington”.

La minaccia vera e propria arriva senza esitazione: “La verità è che se Washington imporrà sanzioni contro Riad, colpirà a morte la stessa economica americana, anche se penserà di star colpendo solo Riad”.

In riferimento all’accusa di responsabilità nella morte del giornalista Jamal Khashoggi, una fonte governativa saudita ha riferito tra l’altro all’agenzia di stampa ufficiale dell’Arabia Saudita che “il Regno dichiara di rigettare in toto ogni minaccia o sforzo volto a indebolirlo, che sia attraverso la minaccia di sazioni economiche, o con pressioni politiche e false accuse. Il Regno dichiara anche che, nel caso in cui sarà colpito da qualsiasi azione, risponderà in modo ancora più forte“.

A prescindere da ciò che deciderà di fare Trump, si può sicuramente dire che la Corporate America sta prendendo le distanze da Riad a seguito dell’omicidio di Khashoggi. Sia il presidente Bill Ford di Ford Motor, che l’AD di JP Morgan Chase Jaime Dimon hanno deciso infatti di non partecipare alla conferenza saudita “Future Investment Initiative”, nota anche come “Davos nel deserto“, che prenderà il via a Riad il prossimo 23 ottobre.

Jamal Khashoggi, giornalista saudita,  è scomparso dopo essere entrato nell’ambasciata saudita a Istanbul, lo scorso 2 ottobre.

I funzionari turchi, ha riportato Reuters, credono che il giornalista saudita sia stato ucciso all’interno dell’ambasciata, dove si era recato per ottenere documenti necessari per sposarsi. Riad ha definito le accuse infondate.

La Davos nel deserto sarà disertata anche dal numero uno di Uber, il Ceo Dara Khosrowshahi, dal ceo di Viacom Bob Bakish e dal co-fondatore di Aol, Steve Case.

La Borsa di Riad è stata già duramente colpita dai sell; dal giorno in cui Khashoggi è sparito, l’indice azionario benchmark ha perso il 9%, azzerando praticamente i guadagni del 2018.

Nella sola giornata di ieri, la borsa è crollata fino a -7%, chiudendo poi con una flessione del 3,5%.

Nell’intervista rilasciata ieri alla trasmissione ’60 Minutes’ di CBS, Trump ha detto che Riad farà fronte a conseguenze pesanti, nel caso in cui dovesse essere appurato il suo coinvolgimento nella scomparsa di Khashoggi.

C’è qualcosa di davvero terribile e disgustoso in questa faccenda, se tutto questo è vero, e dovremo appurarlo. Andremo a fondo della questione, e ci sarà una punizione severa”.