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Carlyle, ultima goccia nel mare di difficoltà dei fondi

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La crisi finanziaria torna alle origini, ai primi di agosto 2007, quando a preoccupare era soprattutto la salute dei fondi d’investimento, con i primi casi di blocchi dei riscatti. Oggi invece i riflettori sono tornati a essere puntati sul settore dopo che Carlyle Capital ha ammesso di non essere riuscita a trovare un accordo con i suoi finanziatori, arrivando a cedere oltre il 70% del valore di Borsa prima di essere sospeso. Il fondo, che ha sede a Guernsey, è quotato ad Amsterdam e investe in titoli immobiliari a rating tripla A, titoli che hanno subito un forte deteriorando del loro valore negli ultimi mesi


Carlyle Capital, fondo d’investimento affiliato al gruppo di private equity Carlyle Group, aveva annunciato lo scorso 6 marzo di non essere stata in grado di reintegrare i margini di garanzia nei confronti di quattro controparti e di stare negoziando con esse per fissare termini di finanziamento più stabili. Le autorità avevano tuttavia già sospeso il titolo martedì, dopo che il titolo aveva già subito forti perdite.

Quello di Carlyle è il caso più eclatante, ma è solo la punta dell’iceberg. Solo ieri sono stati tre i fondi hedge costretti a sospendere i riscatti o a presagire una liquidazione degli asset. Drake Management, che gestisce fondi per 12 miliardi di dollari, ha scritto una lettera agli investitori di tre dei suoi fondi proponendo la loro chiusura dopo richieste di redemption giunte da metà degli investitori. Il Financial Times riporta altri due casi, quello del gestore di hedge fund statunitense Blue River Asset Management, specializzato in municipal bonds, che nonostante un’iniezione di capitali freschi per 110 milioni si preparerebbe a chiudere il maggiore dei suoi fondi dopo una perdita di valore di circa l’80 per cento e quello dell’hedge olandese Global Opportunities Capital che ha annunciato il blocco dei riscatti fino alla fine dell’anno per prevenire vendite esasperate di small cap di Benelux e Germania presenti nel suo portafoglio. E’ questo infatti il pericolo più grave che tocca i mercati: la possibilità che la crisi di sfiducia nei confronti dei fondi e le sempre maggiori richieste di riscatto portino a una liquidazione forzata delle posizioni in portafoglio che determinerebbe un deprezzamento dei singoli asset.

 

(notizia in aggiornamento)