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Carige, tenta rimbalzo in Borsa dopo piano salvataggio. Bond sulle spalle di Intesa e Unicredit

Il mercato e non solo non distoglie l’attenzione dalla storia Carige, a qualche giorno di distanza dalla presentazione del piano di messa in sicurezza della banca ligure

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Il radar del mercato rimane puntato su Banca Carige dopo la presentazione del piano di salvataggio che vede il coinvolgimento del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd). Un’operazione, che rappresenta un’importante passo per l’istituto, che è stata accolta in maniera gelida: il titolo del gruppo ligure è riuscito a fare prezzo solo nel finale della seduta, chiudendo la giornata a Piazza Affari a 0,0019 euro (-48,65%). Stamattina il titolo, più volte sospeso per eccesso di rialzo, è ora tornato agli scambi e ora avanza di oltre il 21% a 0,0023 euro.

 

Lunedì scorso Carige ha presentato al mercato un piano di rafforzamento del capitale per 400 milioni complessivi. Il piano messo a punto dai nuovi vertici della banca ligure, guidata dallo scorso settembre da Pietro Modiano (presidente) e dell’amministratore delegato Fabio Innocenzi, prevede due fasi distinte: punto di partenza l’emissione di obbligazioni subordinate Tier 2 con meccanismi di conversione per un ammontare compreso tra 320 milioni e 400 milioni; in seconda battuta un aumento di capitale in opzione da 400 milioni (con assorbimento del prestito subordinato) che dovrebbe essere lanciato in primavera. In soccorso di Carige, come detto, è sceso in campo il sistema bancario italiano, attraverso il Fondo interbancario che altro non è che un consorzio di diritto privato tra banche, con lo scopo di garantire i depositanti delle banche consorziate. Fitd che sottoscriverà un prestito subordinato per un valore non superiore ai 320 milioni di euro.

 

LE POSIZIONI DELLE BANCHE

In vista del consiglio di amministrazione straordinario dell’istituto di Genova, che dovrebbe tenersi domani per formalizzare la riunione del 21 dicembre sull’aumento di capitale da 400 milioni in opzione ai soci, “Il Messaggero” in edicola oggi si è soffermato sulla posizioni delle banche italiane. “Intesa Sanpaolo hanno preannunciato l’adesione pro-quota all’operazione”, scrive il quotidiano romano aggiungendo che il gruppo guidato da Carlo Messina, il cui cda si terrà settimana prossima a Torino, dovrebbe deliberare una sottoscrizione di circa 70,5 milioni, mentre Unicredit (chiamata a versare 69 milioni) dovrebbe convocare un board straordinario entro la prossima settimana. Tra le altre big bank italiane, Ubi Banca, per bocca dell’a.d. Massiah, è orientata a partecipare all’operazione (la quota in questo caso è di 17,5 milioni), così come Bper (6,5 milioni). Tra gli indecisi, indica “Il Messaggero”, c’è Banco Bpm (la sua quota è di circa 25,5 milioni) il cui cda si riunirà il 29 novembre. “Mentre Mps deve valutare l’opportunità anche alla luce degli impegni presi con l’Europa in termini di investimenti su altri soggetti”, scrive “Il Sole 24 Ore”. L’ad di Creval, Mauro Selvetti,  ha mostrato una certa cautela, dichiarando “valuteremo”. Fuori dai giochi si chiama invece Credem, che già non aveva partecipato al round per il salvataggio delle tre Casse. Il comitato di gestione del Fitd ha convocato per il 30 novembre l’assemblea che dovrà approvarla.

 

Sempre secondo indiscrezioni stampa, Malacalza Investimenti, azionista di riferimento di Carige (con il 27,5%) potrebbe non sottoscrivere il bond da 320 milioni coperto dal Fondo interbancario di tutela dei depositi, e neppure Gabriele Volpi sarebbe intenzionato a partecipare. Raffaele Mincione (5,4%) invece ha fatto sapere di essere intenzionato a partecipare.

 

Intanto per la seduta odierna Consob ha deciso di vietare temporaneamente le vendite allo scoperto sul titolo Banca Carige. Il provvedimento, si legge nella nota diffusa oggi, ha efficacia per l’intera seduta odierna. Il divieto è stato adottato in applicazione dell’articolo 23 del Regolamento comunitario in materia di ‘Short Selling’, tenuto conto della variazione di prezzo registrata dal titolo nella giornata di ieri (superiore alla soglia del -10%). Il divieto riguarda le vendite allo scoperto assistite dalla disponibilità dei titoli. Con ciò viene estesa e rafforzata la portata del divieto di vendite allo scoperto nude, gia’ in vigore per tutti i titoli azionari dal primo novembre 2012.