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Cardia: rafforzare presenza italiana a Londra, mercato derivati opaco

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Lamberto Cardia lascia la Consob con un ultimo incontro in Piazza Affari con la comunità finanziaria. Dopo sette anni alla guida dell’organo di vigilanza delle società quotate in Borsa, il manager diventerà presidente delle Ferrovie dello Stato a partire dal prossimo 1 luglio.


Nel suo discorso di addio Cardia invita a rafforzare la presenza italiana nel London Stock Exchange. “Sono da valutare con favore le iniziative volte a recuperare una maggiore presenza dei soggetti italiani nella compagine azionaria” del Lse. Piazza Affari dovrà quindi evitare “una prospettiva di lento declino”. Per far comprendere il quadro generale, Cardia ha snocciolato alcuni numeri significativi: da gennaio 2008 fino a metà giugno 2010 si sono registrati 27 delisting con un saldo negativo per 14 unità, mentre nello stesso periodo la capitalizzazione di Borsa è passata da 730 miliardi a meno di 400 miliardi.

Inoltre il 40% della capitalizzazione non è scambiata perché costituito da pacchetti di controllo. Un dato molto superiore al 10% di Londra e al 25% di Francoforte. In sostanza “la Borsa di Milano ha sofferto di più la crisi rispetto alle altre piazze finanziarie”. Per risalire la china, “la Borsa dovrà sfruttare appieno il meccanismo virtuoso del trasferimento di risorse alla base produttiva del Paese, visto che ha potenzialità inespresse come motore di sviluppo dell’economia”.


Cardia ha poi lanciato l’allarme sul mercato dei derivati, fotografato come “opaco. E’ necessario ricondurre nel perimetro delle regole e della vigilanza transazioni che avvengono fuori mercato e strumenti finanziari creati dall’innovazione finanziaria”. L’ormai ex presidente della Consob si è anche soffermato sul delicato tema dei debiti sovrani dell’Eurozona. “La fiducia dei mercati potrà consolidarsi quando l’Europa si sarà dotata di politiche fiscali e di bilancio comuni”. In sostanza l’unione monetaria non è stata accompagnata da un’adeguata unione delle politiche comuni.


Cardia si è anche soffermato sull’aumento dei premi sui Cds, ovvero le assicurazioni contro il rischio default Paese. Negli ultimi giorni della scorsa settimana, il Cds a 5 anni sulla Grecia aveva toccato il nuovo record a 1.140 punti. Una situazione, legata al fenomeno dei debiti sovrani, che ha causato “nuove turbolenze sui mercati finanziari a partire dal primo trimestre dell’anno”. E i suoi effetti hanno lasciato il segno a Piazza Affari dove l’indice Ftse Mib da inizio anno ha ceduto circa 15 punti percentuali.