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Il Capodanno non ha cancellato sofferenze e tensioni

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Riceviamo e pubblichiamo il weekly outlook a cura di Giorgio Mascherone, responsabile investimenti di Deutsche Bank in Italia.

Il Capodanno 2012 non ha cancellato con un colpo di spugna le sofferenze e le tensioni conosciute nella seconda metà dell´anno appena concluso; i prossimi mesi continueranno a mostrarci un economia a due facce. Da una parte gli Stati Uniti in solida – anche se lenta – ripresa insieme con Cina e gli altri Paesi emergenti che, pur rallentando, manterranno un passo sostenuto (sopra il 6/7%); dall´altra la vecchia Europa che continua a soffrire per il peso del suo debito pubblico che sta schiacciando il sistema finanziario e la sta trascinando verso una recessione che, pur di diversa magnitudo tra Nord e Sud (sopra e sotto la media del -1,5% rispettivamente), ci accompagnerà per la prima parte dell´anno e forse sino all´autunno.

I mercati hanno comunque concluso bene il vecchio anno e iniziato ancora meglio quello nuovo, innescando qualche aspettativa tra i più ottimisti, il tutto giustificato da dati fondamentali migliori del previsto. Solo nella settimana appena trascorsa abbiamo visto gli indici di fiducia negli Stati Uniti, in Germania e persino in Europa crescere più del previsto a dicembre su novembre, e addirittura, nei primi due Paesi rafforzarsi sopra quota 50%, ovvero nel territorio che indica espansione. Bene anche la produzione industriale oltre oceano e i dati sul lavoro tedeschi (disoccupazione al 6,8%, mai così bene dalla caduta del Muro), e statunitensi, con il tasso di disoccupazione all´8,5%. Nell´anno delle elezioni presidenziali vale la pena ricordare che nessun presidente in carica è mai stato rieletto con un tasso di disoccupazione sopra il 7,5%. L´economia Usa ha creato negli ultimi 30 giorni 200.000 posti di lavoro, non tantissimi, ma quasi il doppio rispetto alle attese.

Gli spreads continuano poi a occupare le prime pagine dei giornali, ma se proviamo a non fermarci all´emotività indotta da un´osservazione superficiale ci accorgiamo che la curva dei rendimenti del debito italiano si è normalizzata (non è più invertita), i rendimenti a breve sono scesi bruscamente, segno che i mercati hanno apprezzato le manovre di emergenza e non temono più l´incapacità di finanziarsi entro i prossimi 3-5 anni. Rimangono invece i dubbi sul lungo periodo (oltre i 7-10 anni) poichè qui la crescita è ancora troppo debole e saranno necessari ulteriori interventi a sostegno della stessa.

I prossimi mesi saranno quindi certamente influenzati dal “sentiment” più che dai fondamentali che, non dimentichiamolo sono stati completamente ignorati in questi ultimi mesi: le imprese hanno infatti prodotto utili molto buoni nel 2011 (e saranno discreti anche nel 2012) ma i multipli sono ancora diminuiti e le quotazioni risultano oggi molto basse rispetto alla media storica. Comunque, anche complice la delicata situazione geopolitica (tensioni nello stretto di Hormuz, Siria, Egitto) sarà bene mantenere un approccio più prudente nei prossimi mesi (quindi azionario di società ad alto dividendo, cash, obbligazionario investment grade e preziosi).

Ufficio Studi Brown Editore