Capitalia, stampa internazionale e analisti dalla parte di Arpe

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E’ sostanzialmente una bocciatura quella che la comunità finanziaria sta già dando alla probabile estromissione di Matteo Arpe dalle leve di comando di Capitalia. Già ieri, in scia alle prime indiscrezioni, il titolo ha perso in borsa quasi 4 punti percentuali. Non sono però solo gli analisti delle case d’affari a non apprezzare un futuro senza Arpe, preoccupati dal possibile dissolversi dell’appeal speculativo del titolo e dell’addio del manager che ha permesso il risanamento del gruppo. Una sonora disapprovazione è arrivata anche dall’autorevole Financial Times. Il quotidiano britannico in edicola oggi parla addirittura di “golpe contro i mercati” montato dal presidente dell’istituto, Cesare Geronzi, reo, secondo Ft, di mostrare una totale mancanza di attenzione verso gli investitori internazionali rimuovendo frettolosamente Arpe. “L’ironia – scrive ancora il quotidiano – e’ che se qualcuno se ne dovesse andare, questo dovrebbe essere Geronzi”.


Più pacate, ma ugualmente significative le prese di posizione di alcune grandi case d’affari e non solo per l’indebolimento dei progetti di operazioni di M&A nel breve. Nei 4 anni di regno di Arpe il valore di borsa del titolo Capitalia è passato da 1 a 7 euro, e il top banker si è guadagnato la fama di grande creatore di valore. Credit Suisse ad esempio ritiene che “chiunque prenderà il posto di nuovo ceo non avrà la stessa affidabilità che Arpe ha costruito negli ultimi cinque anni con la comunità degli investitori”. Inoltre la sfiducia ad Arpe sarebbe vista, secondo l’istituto elvetico, come causa dell’uscita a catena di alcuni manager chiave per il sistema aziendale. L’avvicendamento al vertice porterà inoltre secondo gli analisti di Jp Morgan a una guida debole, che non farà nessun effettivo cambiamento nella banca e nella sua strategia. Giudizio negativo anche da Euromobiliare, secondo cui ora si aprirebbero tre scenari, uno che vedrebbe Capitalia ancora single per i prossimi 2 anni dopodiché Santander o ABN potrebbero riproporre progetti di integrazione, un secondo basato su una fusione a valenza industriale con Monte Paschi e un’ultima alternativa che prevede una fusione difensiva con Mediolanum. Sarebbe questo lo scenario peggiore secondo gli analisti della Sim milanese, perchè non creerebbe sinergie e Capitalia, con Doris e Berlusconi che avrebbero il 15% della nuova banca, perderebbe appeal speculativo. Nell’ipotesi di un’offerta pubblica sull’istituto romano invece Citigroup valuta un prezzo di 7,7 euro, assegnando comunque il 66% di possibilità che l’istituto romano rimanga da solo e il 34% che si verifichi un’operazione sul capitale.

Ora però ciò che spaventa in particolare gli analisti è l’incertezza sulle prossime evoluazioni. Da Jp Morgan ad esempio ci si chiede come Geronzi convincerà (o come abbia già convinto) il primo azionista Abn Amro ad appoggiare la sua linea, finora sempre improntata all’indipendenza della banca e quindi contrapposta a quella degli olandesi; mentre ancora è un’incognita il ruolo del Santander, che poche settimane fa hanno acquistato il 2% del capitale.