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Capitalia, Arpe non si dimette

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Il momento della resa dei conti a Capitalia è arrivato. E salvo colpi di scena dell’ultima ora il copione è già stato scritto: oggi, l’amministratore delegato dell’istituto capitolino, Matteo Arpe, uscirà di scena. Nel corso della mattinata il patto di sindacato, presieduto da Vittorio Ripa di Meana, oltre ad approvare il bilancio 2006 si occuperà anche della revoca del mandato di Arpe.


Una vigilia carica di tensione, dunque, per la banca romana. Una tensione che si è cominciata a respirare intensamente nella serata di ieri quando Matteo Arpe che ha rifiutato di rassegnare le dimissioni e ha scritto al presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, una lettera. Un’ultima mossa, magari per ribaltare, fino all’ultimo momento una situazione già fin troppo chiara.
“Signor Presidente, mi limito ai fatti – ha esordito così Matteo Arpe nella missiva indirizzata a Geronzi”. Una lettera nella quale l’attuale amministratore delegato ha accusato senza mezzi termini il Presidente del patto, Vittorio Ripa di Meana, “di gravi scorrettezze e comportamenti lesivi alla sua persona”. Insomma, il Presidente del patto avrebbe indotto lunedì 19 febbraio Matteo Arpe a dimettersi entro il martedì seguente per poter convocare l’assemblea per giovedì, giorno in cui sarebbe stato chiesto ai soci di revocare l’ad in carica. In realtà, scrive Arpe, i soci era già a conoscenza delle intenzioni di Geronzi di presentare una relazione sul comportamento dell’ad. In sostanza, Arpe lamenta di essere stato sottoposto a una sorta di ricatto e per questo motivo ha intenzione di darsi per vinto fino alla fine.

È difficile, però, che ci siano sorprese procedurali dell’ultima ora anche se Arpe ha già contestato al patto che un voto non unanime del sindacato non sarebbe sufficiente per revocare i suoi poteri. Si dovrà comunque attendere fino alla conclusione dell’incontro per sapere se l’estromissione di Arpe avrà degli strascichi legali.


Intanto, gli schieramenti sono già pronti. Geronzi sarebbe riuscito ad aggregare intorno alla sua figura una consistente maggioranza decisa a votare la sfiducia con Abn Amro in Italiani in testa. Un appoggio quello degli olandesi che appare decisivo per far pendere gli equilibri a favore del presidente. Ma anche gli altri soci sarebbero disposti a privarsi di Arpe, soprattutto Paolo Cuccia, vicepresidente dell’istituto romano che subentrerà temporaneamente ad arpe ereditandone le deleghe operative. Tra le incognite solo la Fondazione Manodori che proprio ieri ha riunito il cda ma non ha preso una posizione formale sul caso Arpe.