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Caos Banca Carige: salta consorzio garanzia per aumento capitale, stop del titolo in attesa di cda straordinario

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Non parte, almeno per ora, il delicato aumento di capitale di Banca Carige. Lo stop all’operazione è dovuto alla mancanza delle condizioni per la costituzione del consorzio di garanzia dell’aumento di capitale. Le ragioni sarebbero legate all’entità dello sconto sul Terp molto elevato richiesto dalle banche coinvolte nel consorzio di garanzia. Ieri il cda fiume dell’istituto ligure non è quindi riuscito a trovare un accordo sul prezzo di sottoscrizione dell’aumento.

Borsa Italiana questa mattina ha reso noto che le azioni ordinarie e risparmio rimarranno temporaneamente sospese in attesa di una nota. Ieri il titolo aveva lasciato sul terreno oltre l’11%. La capitalizzazione del titolo era scesa a 124 milioni di euro, circa un quarto dell’entità dell’aumento di capitale previsto.

La nota di Carige, alle 9:30 cda straordinario

L’istituto ligure ha precisato in una nota che nonostante l’ottenimento dell’autorizzazione da parte delle Autorità di Vigilanza e i positivi riscontri ricevuti per l’acquisizione formale di manifestazioni di interesse e di specifici obblighi di garanzia da parte di nuovi investitori istituzionali, non si sono pienamente realizzate le condizioni per la costituzione del consorzio di garanzia ai fini dell’avvio dell’annunciato aumento di capitale da 560 milioni di euro.

E’ stato deciso di convocare per le 9.30 un Consiglio di Amministrazione straordinario per informare Consiglieri e Sindaci della situazione e valutare i prossimi passi. L’amministratore delegato Paolo Fiorentino “facendo leva su quanto già realizzato del piano di rafforzamento patrimoniale presentato il 3 luglio scorso verificherà nelle prossime ore l’esistenza dei presupposti per il proseguimento del piano di risanamento della Banca e per una eventuale proroga dei termini dell’operazione di aumento di capitale”.

La Bce ha chiesto una ricapitalizzazione di almeno 500 milioni entro fine 2017. Il ceo di Banca Carige, Paolo Fiorentino, nelle scorse settimane aveva rimarcato come in caso di difficoltà nel portare avanti il piano di rafforzamento patrimoniale l’istituto sarebbe stato costretto ad andare a Francoforte a discutere le opzioni alternative, predisponendo un nuovo piano entro marzo 2018.