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Campari e Amplifon inciampano sui conti 2018, Tim ruggisce

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Si ferma a sette la striscia di rialzi consecutivi del Ftse Mib che chiude la seduta con un marginale calo dello 0,01% a quota 20.715,97 punti. Piazza Affari non ha trovato sponda nel calo dello spread susseguente ai dati parzialmente confortanti arrivati oggi. L’Istat ha confermato la variazione negativa del PIL nel quarto trimestre, ma con una flessione meno marcata: -0,1% rispetto al trimestre precedente, mentre il 29 gennaio la prima stima evidenziava un calo dello 0,2%. La recessione nella seconda metà del 2018 porta come dote nel nuovo anno una variazione acquisita pari a -0,1%, ossia nel caso di variazione nulle per tutti i trimestri di quest’anno. Segnali di timida ripresa arrivano dal settore servizi. A febbraio l’indice Pmi servizi elaborato da Markit evidenzia un progresso a 50,4 punti dai 49,7 precedenti. Il consensus era per un nuovo calo a 49,4.

 

Tra le blue chip di Piazza Affari spicca oggi il tonfo di Campari, giù del 6,55% dopo i conti 2018 che hanno evidenziato vendite pari a 1.711,7 milioni di euro, in linea con le previsioni degli analisti. La crescita organica del fatturato è stata del 5,3%, mentre la variazione totale del -2,4%, tenuto conto degli effetti cambio e perimetro. L’ebit rettificato si è attestato a 378,8 milioni, leggermente inferiore ai 379,1 milioni attesi. Il dividendo annuale proposto per l’esercizio 2018 è pari a 0,05 euro per azione, in linea con l’anno precedente.

 

Reazione negativa ai numeri 2018 anche per Amplifon (-2,83%) nonostante i ricavi record a 1.372,7 milioni di euro, in crescita del 10,6% a cambi costanti e dell’8,4% a cambi correnti rispetto all’esercizio 2017. Il risultato operativo (EBIT) al netto degli oneri non ricorrenti, ammonta a 169,2 milioni di euro, in aumento del 9,2% sull’esercizio precedente.

 

Sprint di Telecom

Tra i titoli in rialzo si segnala FCA (+0,83%) dopo l’apertura del ceo Mike Manley a possibili alleanze dopo le ultime indiscrezioni che vedono un possibile avvicinamento con la francese Psa. Meglio ha fatto Telecom Italia (+2,95%) sulla scia delle ultime indiscrezioni che vedono Cdp pronta ad accrescere ulteriormente la quota in Telecom Italia. Stando a quanto scrive La Stampa, Cdp dovrebbe incrementare la propria quota fino al 10% entro il 20 marzo in modo da potersi presentare all’assemblea con una quota significativa e appoggiare, insieme al fondo Elliott, il piano industriale presentato due settimane fa.