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La Camera Usa approva il salvataggio dell’auto, ma crescono i dubbi sull’ok definitivo

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La Camera dei Rappresentanti statunitense ha dato il via libera al piano di prestiti da 14 miliardi di dollari all’industria dell’auto. Il voto è avvenuto con 237 favorevoli su 407, una maggioranza che sarà però difficilmente replicabile al Senato. Sono anzi in ascesa i dubbi circa un pronto passaggio della legge alla camera alta. Il partito democratico, primo sostenitore dell’intervento al fianco del presidente eletto Barack Obama, non detiene infatti i 60 voti su 100 che sarebbero necessari ad evitare l’ostruzionismo, potenzialmente in grado di rallentare i lavori.


Permangono così dubbi sui tempi dell’approvazione definitiva, che potrebbe avvenire già oggi solo con il consenso di una parte dei senatori repubblicani, così come richiesto dal presidente in carica George Bush. Già nella votazione di ieri alcuni rappresentanti del partito del presidente hanno espresso la loro contrarietà all’intervento, citando l’assenza di garanzie che il piano possa portare a un risanamento di lungo termine soprattutto sotto il profilo della competitività delle tre case. I 14 miliardi sarebbero comunque destinati al finanziamento a breve termine di General Motors e Chrysler, mentre l’altro componente delle cosiddette Big Three, Ford, non attingerà, almeno inizialmente, alle risorse messe a disposizione.

I timori che il passaggio della legge possa non essere scontato si sono riflessi nelle chiusure a Wall Street dei titoli automobilistici, che hanno sostanzialmente messo fine alla corsa delle sedute precedenti. General Motors ha perso circa il 2%, chiudendo a 4,60 dollari, mentre Ford ha consolidato la posizione con un +0,6%. La debolezza colpisce in avvio di seduta anche i titoli dei costruttori europei, mossisi nelle ultime sessioni in scia al comparto Usa. Lo Stoxx Automobiles & Parts cede il 2,1%. Tra i singoli titoli, Daimler ha aperto con un calo superiore ai 4 punti percentuali e con cali sopra l’1% per Volkswagen e Bmw. In deciso ribasso anche Fiat, che nel momento in cui si scrive perde quasi il 3 per cento. Fa eccezione Renault, in frazionale rialzo in avvio dopo la notizia di un ricambio alla carica di ceo, che sarà ricoperta dall’attuale presidente Carlos Ghosn.