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Cambi: Jamaleh, come leggere i primi segnali di indebolimento del dollaro

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Anno nuovo, vita nuova. Il dollaro ha iniziato l’anno nuovo in flessione penalizzato da eventi non favorevoli. Che sia da interpretare come un segnale? “I verbali del FOMC di dicembre hanno confermato che il ciclo di rialzi dei tassi Usa sta volgendo al termine e per quanto questa non sia una novità è chiaro che, come andiamo dicendo da qualche tempo, l’attenzione dei mercati inizia a spostarsi su variabili diverse dai tassi, innanzitutto la crescita e quella statunitense in primis”, risponde Asmara Jamaleh, esperta dei mercati valutari di Banca Intesa. Continuando nella spiegazione la Jamaleh sottolinea che c’è un altro sviluppo sfavorevole al dollaro che porta dritto all’annuncio da parte dello State
Administration of Foreign Exchange cinese dell’intenzione di “ottimizzare la struttura per valuta e per classe di titoli” delle riserve valutarie della Cina allo scopo di “incrementare attivamente i rendimenti degli investimenti”. “Annuncio che ha fatto scattare timori di immediata e massiccia diversificazione delle riserve fuori dal dollaro”, spiega l’esperta che ritiene che un simile processo sia poco probabile per ragioni di opportunità economica, che si realizzi in tempi rapidi ed immediati. Infine per la quadratura del cerchio arriva anche la risalita dei prezzi del petrolio nonché l’emergere di nuove incertezze geopolitiche sul fronte mediorientale. “Riteniamo tuttavia che per quanto questi primi sviluppi di inizio anno possano essere un segnale di indebolimento della divisa statunitense nel corso del 2006, nel brevissimo termine il dollaro possa beneficiare di una pausa e forse di un parziale recupero prima di scendere ancora”, conclude la Jamaleh, aggiungendo sia in attesa di chiarimenti ulteriori sugli sviluppi di breve dell’economia Usa sia perchè i movimenti delle prima settimana del 2006 sono stati amplificati da aggiustamenti di portafoglio tipici di inizio anno principalmente per ricoperture.