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Calzature: cresce l’export, ma picco dei consumi interni

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Il settore delle calzature italiano fa segnare una lieve crescita per i primi nove mesi del 2013, ma la forbice tra i mercati continua ad allargarsi e tra la domanda interna e quella estera si è aperta ormai una voragine. Mentre molti mercati esteri recuperano le perdite del 2012 e confermano, soprattutto nel terzo trimestre, i segnali di ripresa dell’economia mondiale, sul fronte interno è avvenuto un vero e proprio crollo dei consumi, segno che la ormai prolungata crisi si fa sentire su molte fasce della popolazione e non soltanto sui ceti più poveri. Secondo i dati diffusi oggi dall’ufficio studi di Assocalzaturifici, l’Associazione che rappresenta i calzaturifici italiani, è sui mercati extra-Ue (+8,3% nel complesso, con un +3,2% in quantità) che si sono evidenziate le performance più favorevoli: hanno trovato conferma il recupero negli Stati Uniti e in Canada (+4,2% e +13% rispettivamente in valore) e, soprattutto, l’espansione in Russia, Kazakistan e Ucraina (+10,5%, +9,1% e +7,9%) e sui mercati del Far East (+11,8%). Tra questi ultimi, in aumento del 25,2% la Cina e del 12% la Corea del Sud. I consumi interni di calzature, invece, nei primi nove mesi del 2013 si sono ridotti del 4,8% in volume e del 7,1% in valore, nonostante gli sconti.
Le attese per la prima metà del 2014 sono per un perdurare dell’attuale situazione. Risultano ancora maggioritarie, per il primo semestre del prossimo anno, le previsioni di un incremento degli ordini da parte delle imprese intervistate, ma ben il 38% si attende un decremento della produzione. Le raccolte ordini saranno più penalizzanti per il mercato interno rispetto a quello estero, come nel 2013.