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C’è ancora spazio per l’oro

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L’oro ha vissuto un secondo semestre a testa bassa. Il metallo prezioso è sceso dai livelli di fine febbraio a 1.790 dollari l’oncia, fino in area 1.550 di fine giugno. Ha mantenuto tuttavia una perfomance positiva di circa il 4% da inizio anno. Secondo l’ultimo aggiornamento del World gold council il driver principale del calo delle quotazioni è stato il calo di tensione nella variabile inflazionistica. Nel corso del secondo trimestre il rallentamento dell’economia mondiale si è riflesso in una sostanziale caduta dei prezzi delle materie prime, soprattutto energetiche (il petrolio Brent è passato da area 120 dollari al barile di inizio marzo a 88,90, i minimi del 21 giugno scorso).

Pur in uno scenario di scarsa tensione inflazionistica anzi con aspetti deflazionistici, i trend di fondo supportano il metallo prezioso. Anzi potrebbero essere le preoccupazioni della stessa deflazione a creare maggiore spazio per nuovi interventi di stimolo fiscale e monetario volti a sostenere le economie. Si incrementa in tal modo il rischio di futuri rialzi dell’inflazione, anzi si cerca inflazione per evitare la deflazione. Ciò dovrebbe sostenere gli investimenti in future sull’oro.

Inoltre rimangono sul tavolo, irrisolti, tutti i problemi strutturali dell’Eurozona nonostante i recenti passi avanti. Uno scenario di incertezza e alta volatilità sui mercati nel quale l’oro continuerà a essere essenziale per diversificare il rischio e preservare il capitale. Anche perché altri safe haven come i titoli di Stato tedeschi, i Treasury americani, lo yen o il franco svizzero sono stati messi sotto pressione nel corso del trimestre passato.
Un discorso che vale naturalmente anche per il dollaro americano. Il dollar index è salito di oltre il 5% dalla fine di aprile. Secondo il World gold council lo scenario per il dollaro potrebbe cambiare in vista degli impegni politici e finanziari che attendono gli Stati Uniti nella parte finale dell’anno. A novembre sono in calendario le elezioni presidenziali. Inoltre tornerà d’attualità la discussione sul tetto all’indebitamento e sulla necessità di affrontare un deficit di bilancio di 1.300 miliardi di dollari. La conclusione del Wgc è che in uno scenario siffatto, con molte valute sotto pressione per motivi diversi, la mancanza di rischio di credito, la liquidità e le caratteristiche di copertura renderanno l’oro attraente per gli investitori.