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C. Beauchamp: lo yen frenato dai timori di un nuovo intervento da parte della BoJ

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Nonostante i 34 miliardi di euro necessari per il salvataggio della Anglo Irish Bank, il downgrade di Moody’s sulla Spagna e le indicazioni macroeconomiche statunitensi migliori delle attese, il cambio euro/dollaro conferma ancora i guadagni della mattina, segno che gli operatori sono ormai convinti che la Federal Reserve varerà nuove misure di allentamento quantitativo; questo nonostante ieri i presidenti dei distretti Fed di di Minneapolis e Philadelphia, Kocherlakota e Plosser, abbiano espresso scetticismo sui possibili effetti positivi del Quantitative Easing 2.

A sostenere la moneta unica le indicazioni arrivate dal sistema bancario, che nelle operazioni di rifinanziamento presso la Bce ha evidenziato una richiesta di fondi sotto le stime, una segnale che fa ben sperare sull’andamento dell’economia. Questa settimana erano in scadenza finanziamenti a 3, 6 e 12 mesi per 225 miliardi; gli istituti di credito hanno invece richiesto “solo” 134 miliardi, contro i 200 del consenso. Un dato che ha sorretto l’andamento della moneta unica, che in questo momento scambia a 1,3619 contro dollaro.

Oggi la Banca centrale irlandese ha stabilito che nello scenario peggiore per salvare la Anglo Irish Bank saranno necessari 34 miliardi di euro. Di poco sotto quindi rispetto ai 35 miliardi pronosticati da Standard and Poor’s. Una mossa necessaria che però contribuirà a far esplodere il rapporto deficit/Pil 2010 al 25%. Poi è arrivato il downgrade di Moody’s ai danni della Spagna, che perde la tripla A. La decisione arriva dopo quelle analoghe di S&P’s e Fitch. L’outlook resta stabile.

Poco fa sono state comunicate indicazioni migliori delle attese dai dati a stelle e strisce relativi le nuove richieste di sussidio, in calo a 453 mila, e dal Pil del secondo trimestre, che nella lettura finale ha evidenziato una crescita congiunturale annualizzata dell’1,7%, contro il +1,6% della prima stima. Meglio del previsto anche il Pmi di settembre, salito a 60,4 punti.

Il biglietto verde dopo aver scambiato ai minimi da 30 mesi contro il franco svizzero, in questo momento quota 0,9783 chf; verso la parità anche lo usd/jpy, a 83,610, dopo essersi avvicinato pericolosamente all’82,87 che il 15 settembre aveva fatto scendere in campo la Bank of Japan.

Il cross, come sottolinea Christopher Beauchamp di IG Markets, oltre ai timori legati al quantitative easing è influenzato anche “dal rimpatrio dei profitti da parte degli esportatori in vista della fine del primo semestre fiscale”; i guadagni della divisa giapponese per Beauchamp sono “frenati dalla paura di un secondo intervento da parte della BoJ, che potrebbe trovare terreno fertile anche nell’inatteso calo della produzione industriale”.

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