C. Beauchamp: per investire sull’argento servono nervi d’acciaio

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Secondo un vecchio refrain i prezzi dell’argento prendono le scale per salire, ma l’ascensore per scendere. Dopo esser salito la scorsa settimana fin su in quota 49,75 dollari l’oncia, ad un passo dal record messo a segno nel 1980 in piena bolla-Hunt (il cognome dei due fratelli texani che negli anni ’70 avevano spinto i prezzi ai record storici), l’oro dei poveri nelle ultime sedute è stato colpito dal rafforzamento del dollaro a seguito dell’eliminazione del n.1 di Al Qaeda Osama bin Laden.

Il prezzo dell’argento nelle ultime 5 sedute ha perso qualcosa come il 26,5% ed in questo momento scambia in area 35,1 dollari. Ma il drastico calo delle quotazioni, oggi così come 31 anni fa, è anche e forse soprattutto attribuibile alle misure prese dalle autorità per bloccare la speculazione. Il Chicago Metals Exchange dal 25 aprile ha alzato di quasi il 150% i margini richiesti per poter negoziare i futures sull’argento (da 8.700 a 21.600 dollari).

Christopher Beauchamp nel Commodities Update di IG Markets rileva come a fronte delle vendite di alcuni fondi, come il Soros Fund Management, altri (John Paulson) restano ottimisti sulle prospettive di lungo periodo di oro e argento. Secondo l’analista “vista l’altissima volatilità chi vuole investire in questo mercato avrà bisogno di nervi d’acciaio”.

Spostandoci tra le commodities energetiche, settimana a due velocità per il gas naturale. Dopo esser saliti in quota 4,615 dollari per milione di Btu in scia della chiusura per manutenzione di numerose centrali nucleari statunitensi, i prezzi sono stati nuovamente spinti al ribasso dalle previsioni meteo. Ieri poi le quotazioni hanno dovuto fare i conti con dati diffusi dalla statunitense Energy Information Administration (EIA). Nell’ultima settimana stock hanno registrato un incremento di 72 miliardi di piedi cubici, al di sopra dei +65 miliardi pronosticati dagli analisti. Un dato che ha fatto tornare i prezzi a 4,405 dollari.

Beauchamp sottolinea come il crescente interesse per il gas naturale è ben evidenziato dall’andamento dei contratti futures, saliti lunedì scorso al livello record di 992.434. “L’aumento di interesse per il gas naturale potrebbe essere letto come un segnale di inversione del trend ribassista, anche alla luce della nuova regolamentazione governativa sulle sostanze chimiche da utilizzare nel processo di estrazione, che potrebbe indurre un aumento dei prezzi”.

Segno meno anche per il mais, che scambia sotto i 7 dollari per bushel a 6,98 dollari. Nel corso delle ultime 5 sedute i prezzi hanno toccato un massimo in quota 7,4 dollari dopo la diffusione dei dati del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense (USDA) sull’andamento delle semine. Secondo l’USDA a causa delle condizioni atmosferiche finora è stato seminato solo il 13% del raccolto, contro il 40% della media degli ultimi 5 anni.