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C. Beauchamp: l’andamento dell’oro sarà determinato dalle scelte della Fed

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Nell’ultima settimana la ripresa del dollaro ha sottratto un po’ di slancio alle quotazioni dell’oro, scese in quota 1.322 dollari l’oncia, in scia delle indiscrezioni del Wall Street Journal secondo cui il nuovo round di Quantitative Easing della Fed sarà di poche centinaia di miliardi, decisamente inferiore quindi alle stime.

Christopher Beauchamp nel Commodities Focus di IG Markets rileva che la “prossima tornata di acquisti di asset potrebbe attestarsi ‘solo’ ad alcune centinaia di miliardi di dollari in un arco temporale di diversi mesi, consentendo alla Fed di monitorare l’impatto del programma sull’economia”. L’analista rileva che le quotazioni dell’oro “nel breve termine saranno determinate da ciò che accadrà nel corso della riunione della Fed, il 2 e il 3 novembre. Se, come previsto da quasi tutti, la banca centrale americana annuncerà un nuovo ciclo di acquisti di asset, gli investitori torneranno all’oro come ultimo bene rifugio”.

Per quanto riguarda il greggio, Beauchamp sottolinea che “come con altre commodities, un dollaro più debole ha dato vita a costanti guadagni del petrolio greggio, e questa tendenza è continuata giovedì mattina dopo che da alcune relazioni è emerso che la Federal Reserve sta sondando l’opinione di alcuni bond dealers sul probabile impatto di un ulteriore programma di allentamento quantitativo”.

Il rapporto del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha mostrato che le scorte di benzina sono scese di 4,39 milioni di barili a 214,9 milioni di barili nella settimana del 22 ottobre. Il declino è stato il più grande dal mese di ottobre 2009, e ha confuso gli analisti che, quando interpellati da Bloomberg, avevano previsto un aumento delle scorte di 625.000 unità. Le scorte di greggio sono aumentate di 5 milioni di barili a 366,2 milioni, il più grande salto dal mese di luglio, un aumento molto più elevato del previsto 1 milione di barili.

“Per il momento, la situazione indica abbondanza di greggio, con la Nigeria che dovrebbe esportare di più nel mese di dicembre, spingendo le sue vendite a 2,1 milioni di barili al giorno e ben al di sopra del target di produzione per il paese stabilito dall’OPEC”.

Per quanto riguarda il palladio, nel corso della settimana ha esteso i guadagni per raggiungere il massimo degli ultimi nove anni, in quota 640 dollari. Per Beauchamp “il continuo miglioramento delle condizioni economiche, in particolare nei mercati emergenti, ha spinto le aspettative di crescita della domanda industriale” anche perchè “il quadro dell’offerta per il palladio è positivo anche in termini di prezzo: secondo gli analisti le riserve di palladio in Russia sono in declino”.