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Buy su Mediaset: 4 motivi per puntare forte sul Biscione nel 2018, Goldman vede rally del 35%

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Mediaset pronta a stupire nel 2018 sotto la spinta dell’avvicinarsi del capitolo fine alla controversia con Vivendi. Ma non solo. Goldman Sachs ritiene che il titolo del Biscione sia sottovalutato e rappresenti la storia più interessante tra i broadcaster europei. Quest’anno, rimarca Goldman Sachs nella nota su Mediaset diffusa oggi, i fondamentali dovrebbero riprendersi la scena e una importante sponda arriverà dalla possibile risoluzione della controversia con Vivendi e dall’accordo sui contenuti con Telecom Italia.

A Piazza Affari il titolo Mediaset segna un balzo del 4% circa a 3,338 euro.

Goldman Sachs indica target prince a 4,5 euro, ecco i 4 motivi per cui essere positivi

La prestigiosa casa d’affari statunitense ha alzato il rating da neutral a buy (titolo inserito nella conviction buy list) con target price passato da 3,75 a 4,50 euro, con quindi un potenziale upside del 35% rispetto ai livelli attuali. Alzate le stime di Ebit, che per il periodo 2018/19 ora sono circa il 7% sopra quelle di consensus. Al 2020 l’ebit è visto a 263 mln di euro sull’attesa di un mercato pubblicitario italiano debole anche se i recenti trend sono stati incoraggianti.

4 importanti catalyst su cui si basa la view positiva

1) La rinnovata attenzione di Mediaset sulla redditività in quanto ha come obiettivo un miglioramento dell’EBIT di 468 milioni di euro nel periodo 2016-2020 attraverso l’uscita dal business dei diritti sportivi in ​​perdita e il taglio dei costi
2) Il miglioramento delle prospettive competitive (RAI più razionale, fine di frammentazione multicanale) come evidenziato nella stabilizzazione dell’audience Mediaset e delle tendenze dei prezzi
3) Le opzioni derivanti dal potenziale accordo sui contenuti con Telecom Italia (fino a 0,3 euro per azione) e del potenziale accordo con Vivendi.
4) Infine, Goldman riconosce i rischi di lungo termine legati alle prospettive strutturali per la TV e incertezza politica a breve termine, ma ritiene che le minacce strutturali siano più limitate a breve termine in Italia e, sul fronte politico, la performance azionaria di Mediaset appare già dal 2016 slegata dallo spread.