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BTP: tassi al 2,40%, record dal 2015. Occhio al boom dei cds: attacco all’Italia?

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I tassi decennali sui BTP sfiorano la soglia del 2,40%, riportandosi ai massimi dal 2015. Pur intervallata da sporadiche inversioni di trend, la dinamica dei rendimenti dei bond sovrani italiani continua a essere rialzista, e per diversi motivi. Nel caso specifico di questa settimana, diversi sono gli eventi che portano gli investitori a posizionarsi con cautela, o a smobilizzare, i titoli di stato della periferia dell’Eurozona: 1) il Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, si riunisce oggi, e i futures sui fed funds danno a oltre il 90% la probabilità che l’annuncio di domani, mercoledì 15 marzo, sarà di un rialzo dei tassi Usa; 2) le elezioni dell’Olanda, dove soffiano i venti del populismo dell’euroscettico Geert Wilders, in agenda sempre domani, mercoledì 15 marzo; 3) la spada di Damocle delle elezioni francesi: anche in questo caso gli investitori temono l’effetto Marine Le Pen, visto che secondo tanti esperti una eventuale vittoria della leader del Front National decreterebbe anche la fine dell’euro, per l’effetto domino che avrebbe su altre realtà, non ultima quella italiana. 4) lo strascico dell’effetto Donald Trump che, da quando ha vinto le elezioni presidenziali Usa dello scorso 8 novembre, ha innescato la corsa dei tassi sui bond, sulla scia delle speculazioni che si sono scatenate sull’arrivo di un bazooka fiscale capace di accelerare la crescita – e dunque l’inflazione – degli Stati Uniti. 5) Non ultimo sicuramente per importanza, è il fattore Bce, dopo i rumor secondo cui l’istituto centrale guidato da Mario Draghi potrebbe decidere addirittura di alzare i tassi prima della fine del suo piano di Quantitative easing. Le indiscrezioni sono state smentite ma nessuno, con l’inflazione dell’Eurozona che ha superato il target della Bce, è pronto a scommettere su tassi attorno o sotto lo zero in eterno (soprattutto se si considera la crescente irritazione dei tedeschi).

Nel caso poi tutto italiano, la situazione si fa più complicata. Bruxelles ha concesso a Roma, infatti, più tempo per varare la manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro, pari allo 0,2% del Pil e chiesta per dare una sistemata ai conti pubblici. Ma ora arrivano indiscrezioni secondo cui l’Unione europea potrebbe chiedere perfino la restituzione dei fondi di flessibilità erogati per consentire la crescita degli investimenti (che non ci sarebbe stata). E, in ogni caso, se il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan & Company non presenteranno la manovra richiesta entro la fine di aprile, già a maggio l’Italia potrà essere colpita da una procedura di infrazione per deficit eccessivo, per non aver rispettato la regola del debito. Non per niente, i bond italiani risultano tra i più vulnerabili agli attacchi speculativi proprio per la spina del debito pubblico che, in rapporto al Pil, Bruxelles stima oltre il 133% nel corso di quest’anno.

Un recente articolo di Forbes ha riproposto tra l’altro il tema delle speculazioni contro l’Italia. “Gli investitori stanno scommettendo su una crisi della banche italiane?” Inizia l’articolo. E la risposta è sì, se si considera l’andamento dei credit default swap a cinque anni (contratti assicurativi per tutelarsi da un eventuale default, in questo caso di bond italiani a cinque anni). “Non sono i cds sul Venezuela o sull’Ucraina, sono quelli italiani che stanno salendo di nuovo e ciò indica la presenza di timori sui mercati (…) Quando i cds salgono, significa che il rischio cresce. Gli investitori guardano a questo parametro come a un termometro della paura. E questi derivati ora si trovano a livelli visti appena dopo il voto sulla Brexit dello scorso giugno”.

Gli analisti di Bretton Woods Research, società di strategia per gli investimenti, hanno scritto recentemente in una nota che il balzo del rischio Italia misurato dai cds ha a che fare soprattutto con le imminenti elezioni francesi. In una nota ai clienti, gli esperti hanno affermato che una sorpresa rappresentata dalla vittoria di Le Pen al primo o secondo turno, dunque il prossimo 23 aprile e il 7 maggio, provocherebbe “un ulteriore ampliamento dello spread tra Italia e Germania, portando i cds italiani a salire”. Un tale choc sul mercato dei bond italiani potrebbe rendere più concreta la possibilità di un ritorno anticipato alle urne e di una vittoria del M5S, che gode di un consenso del 30% destinato a crescere. 

Alert dai cds a cinque anni sul debito italiano

L’Italia è osservata speciale e a rischio attacchi anche per l’annoso problema dei crediti deteriorati che ingolfano i bilanci delle banche, in particolare per le incognite sul futuro di Mps, e le banche venete Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Forbes afferma che Mps fa parte di un sistema di “banche zombie” sotto osservazione e ricorda la performance di alcuni titoli bancari su base annua: come Carige (-22,8%) e UniCredit (-49,3%).

Per non parlare del fatto che il carico dei crediti deteriorati sul sistema bancario italiano è di 360 miliardi di euro, valore equivalente circa al Pil della Colombia. 

Un’analisi di CNBC mette a confronto i quattro paesi europei prossimi al test delle elezioni: l’Olanda (domani), la Francia, la Germania e anche l’Italia, in quanto la possibilità di elezioni anticipate non è affatto scartata; e determina quale paese pagherebbe il conto più salato, nel caso in cui a trionfare alle urne sarebbe il populismo.
Esaminando diversi fattori di carattere economico e politico-sociale, risulta che sono l’Italia e la Francia i paesi candidati al trionfo dei movimenti populisti; e sarebbero sempre Italia e Francia a soffrirne di più le conseguenze. Erik Jones, professore di studi europei presso la John Hopkins University, ritiene che “l’Italia soffrerebbe di più da un punto di vista economico, sia per l’enorme dimensione del mercato dei titoli di stato che per la persistente minaccia di attacchi speculativi, in un momento tra l’altro in cui la capacità della Bce di sostenerla è limitata”.

Rimanendo in tema titoli di stato, è indicativo, come fa notare un articolo del Financial Times, che finora non c’è stato alcun particolare stress sui bond olandesi, a poche ore dalle elezioni. I tassi sui bond a 10 anni hanno oscillato lo scorso mese al record in quasi 12 mesi, allo 0,72%, ma da allora sono scesi attorno allo 0,70%. Lo spread a 10 anni tra Olanda e Germania è salito inoltre di appena 10 punti base dall’inizio dell’anno.

La calma sul mercato non si spiega tanto con il fatto che, essendo il sistema elettorale olandese proporzionale, la minaccia Wilders sembra per ora sotto controllo; il vero motivo è in realtà un altro, ovvero i forti acquisti di bond sovrani olandesi da parte della Bce che starebbe avvenendo in modo anche sproporzionato rispetto alla regola del capital key (acquisti a seconda della dimensione dell’economia). La stessa Abn Amro, che ha esaminato i dati della Bce, conferma che i bond olandesi sono stati tra i principali beneficiari dello “shopping” della Bce.