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Bruxelles in campo contro l’emergenza clima

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L’emergenza clima non sembra voler dare tregua all’Europa. E ancora una volta è il tema sotto le luci dei riflettori durante il consueto “Vertice di primavera” che vede riuniti da ieri a Bruxelles i capi di stato e di Governo dell’Unione Europea. Dopo un acceso e lungo dibattito, un’intesa di massima sembra profilarsi sul fronte della strategia per la lotta contro il cambiamento climatico, mentre si comincia a vedere uno spiraglio di luce su un altro doppio nodo ancora molto intricato: quello relativo alla svolta verde voluta insistentemente dal Cancelliere tedesco e presidente di turno Ue, Angela Merkel, e quello sulla salvaguardia nucleare di cui si è fatto promotore da sempre il presidente francese, Jacques Chirac.


Un vertice che era apparso complicato ancora prima di cominciare sia la delicatezza e la portata dei temi trattati sia per gli obiettivi diversi portati avanti dai diversi Paesi europei. Ma a tenere banco e a dividere è soprattutto la proposta sulla possibile catastrofe climatica, presentata dalla Commissione europea lo scorso gennaio: ma se la idea giunta da Bruxelles di tagliare in modo unilaterale il 20% delle emissioni Co2 entro il 2020 ha trovato i Pesi tutti d’accordo, lo scontro si è infiammato, invece, sulla decisione di proporre un target vincolante sulle energie rinnovabili che attualmente coprono il 7%. La mossa consiste, dunque, nel portare al 20% la copertura del fabbisogno energetico attraverso l’uso di fonti rinnovabili entro il 2020, con l’utilizzo di biocarburanti pari a circa il 10%. Se la Germania con il cancelliere Merkel in testa, Austria, Danimarca, Lussemburgo, Regno Unito, Svezia e Italia non hanno opposto resistenza, è dai Pesi dell’Est che arriva un secco “no”, motivato dalla consapevolezza di non riuscire a raggiungere questi obiettivi. Una posizione sostenuta anche dai francesi, primi produttori di energia atomica.

Intanto, In Italia cresce la paura per il riscaldamento globale. Nove abitanti della Penisola su dieci sono preoccupati dei cambiamenti climatici e degli effetti del riscaldamento globale con quasi la metà della popolazione (47%) che sostiene la necessità che vengano incentivati sistemi per il risparmio energetico. È il parere espresso dalla Coldiretti in riferimento ai risultati dell’ultimo sondaggio Eurobarometro sugli atteggiamenti dei cittadini europei nei confronti delle politiche energetiche. L’89% degli italiani – afferma la Coldiretti – vede con favore la fissazione di una percentuale minima di energia ottenuta da fonti rinnovabili, mentre rimane alta l’opposizione al nucleare con il 58% dei cittadini nazionali, come si legge nel comunicato, che ritiene debba essere ridotta la percentuale di energia ottenuta con il nucleare.