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Bruxelles avverte l’Italia: timori su politiche economiche rischiano di azzoppare la crescita 

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L’Europa lancia un chiaro avvertimento all’Italia in vista dell’autunno con il delicato appuntamento con il varo della legge di bilancio 2019.  Oggi la Commissione Ue ha rivisto al ribasso le stime di crescita sull’Italia, così come in generale quelle dell’intera area euro, sottolineando anche l’aumento dei timori sul fronte interno circa le politiche economiche che verranno portate avanti dal nuovo governo M5S-Lega.

“Ogni riemergere di timori o incertezze sulle politiche economiche, e il possibile contagio dei tassi più alti sui costi di finanziamento delle imprese, possono peggiorare le condizioni del credito e zittire la domanda interna”, si legge nel capitolo delle previsioni d’estate diffuse questa mattina dalla Commissione Europea. Ieri il vice premier Luigi Di Maio aveva preannunciato battaglia a partire da settembre in sede europea proprio sulle politiche economiche. Di contro nei giorni scorsi era arrivato il monito del governatore di Banklitalia, Ignazio Visco, circa la necessità di mantenere in equilibrio i conti pubblici e quindi dosare con giudizio le politiche di sostegno alla domanda.

Stima Pil 2018 scende a +1,3%

La Commissione Ue ha tagliato le stime di crescita sull’Italia e in generale quelle per l’intera area euro. Il pil del Belpaese è visto a +1,3% quest’anno dal +1,5% indicato in precedenza; nel 2019 è invece atteso a +1,1% dal +1,2% indicato nelle previsioni di primavera. L’Italia, stando alle nuove previsioni, rimane fanalino di coda in Europa in termini di crescita sia quest’anno che nel 2019.

Le previsioni intermedie d’estate della Commissione evidenziano come le prospettive a breve termine per il settore manifatturiero indicano un ulteriore indebolimento e i rischi al ribasso per le prospettive di crescita sono diventati più importanti nel contesto di un’accresciuta incertezza politica globale e interna.

Gli esperti di Bruxelles prevedono che la domanda interna rimarrà il principale fattore di crescita in un ambiente esterno più impegnativo. In particolare l’aumento della spesa delle famiglie è destinato a continuare alla luce dell’aumento di salari e occupazione.

“Si prevede che gli investimenti aumenteranno – si legge nel capitolo delle previsioni dedicato all’Italia – sostenuti da condizioni di finanziamento favorevoli e incentivi fiscali, sebbene si prevede che la volatilità dei mercati finanziari che riflettono l’incertezza globale e interna ritarderà alcune decisioni d’investimento a breve termine”. Inoltre, è improbabile che le esportazioni nette contribuiscano positivamente alla crescita a causa dell’impatto ritardato del apprezzamento dell’euro e moderazione della crescita in alcuni dei principali partner commerciali italiani.

 

Moscovici: escalation protezionismo aumenta rischi per tutti 

Le previsioni economiche intermedie di estate 2018 della Commissione Ue vedono la crescita rimanere forte nel 2018 e nel 2019, rispettivamente a +2,1% quest’anno e +2% il prossimo anno sia nell’UE che nella zona euro. Tuttavia, dopo cinque trimestri consecutivi di forte espansione, la ripresa economica ha frenato nel primo semestre del 2018 ed in base alle stime attuali la crescita dovrebbe essere inferiore di 0,2 punti percentuali alla previsione di primavera sia nell’UE che nella zona euro.

Sono diverse le motivazioni dietro al taglio delle stime economiche da parte della Commissione Europea. “La crescita in Europa è destinata a rimanere resiliente, in un quadro caratterizzato dal proseguimento di politiche monetarie accomodanti e una disoccupazione in continuo calo – rimarca Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane. La leggera revisione al ribasso della previsione rispetto alla primavera riflette l’impatto sulla fiducia delle tensioni commerciali e dell’incertezza politica nonché l’aumento dei prezzi dell’energia. Prevediamo che l’espansione continui nel 2018 e nel 2019, sebbene un’ulteriore escalation delle misure protezionistiche costituisca chiaramente un rischio di revisione al ribasso. Ricordiamoci che nelle guerre commerciali non ci sono vincitori, solo vittime”.