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La Brexit spinge l’oro. E il petrolio segue a breve distanza

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Alla fine il Regno Unito ha deciso di lasciare l’Unione Europea cogliendo i mercati – le cui convinzioni erano alimentate fino all’ultima ora da sondaggi favorevoli al “Remain” – del tutto alla sprovvista. Quello che passa adesso è un bollettino di guerra. La sterlina è crollata da oltre 1,50 fino a 1,3250, passando dal picco annuale più alto a quello più basso in sole sei ore. “Questo movimento, il più grande mai verificatosi in un solo giorno, è stato seguito da un crollo dei Futures sul FTSE di circa il 9%, una discesa che ha spazzato l’equivalente di 15 anni di contributi europei”, racconta Ole Hansen, Head of Commodity Strategy di Saxo Bank. Il rendimento del Bund tedesco a dieci anni ha toccato un minimo record di 0,17%, mentre il cross USD/JPY è precipitato sotto quota 100.00, poiché gli investitori in preda al panico si sono riversati sugli asset considerati beni rifugio. Allo stesso modo la maggior parte delle materie prime, fatta eccezione per i metalli preziosi, è crollata sulla scia della grande corsa all’acquisto da parte dei trader speculativi durante gli scorsi due mesi, che ha lasciato molte commodities esposte al rischio di una liquidazione delle posizioni lunghe. Non da ultimo, elenca ancora Hansen, hanno contributo alla discesa il rafforzamento del dollaro e il crollo generale della propensione al rischio. “Nel complesso, il Bloomberg Commodity Index è stato vicino a registrare la seconda più grande perdita settimanale di quest’anno, con le prese di profitto che hanno colpito in primo luogo il settore agricolo, dove gli acquisti speculativi avevano portato a una quantità di posizioni lunghe a livelli record da due anni – spiega lo strategist –  La costruzione di posizioni speculative da parte degli hedge funds si è incentrata prevalentemente su soia, mais e zucchero“. 
La tenuta del petrolio
 
Il greggio si è trovato nella tempesta, con i prezzi sia del WTI sia del Brent che hanno perso più del 6% prima di ristabilizzarsi. “Il selloff, tuttavia, si è fermato bruscamente prima di rompere i recenti minimi, e ciò potrebbero indicare che le nostre aspettative a medio termine di un range tra i 45 e i 50 dollari al barile, non hanno subito modifiche“, dice Hansen. Che aggiunge: “Un periodo prolungato di instabilità potrebbe portare a ulteriori vendite, estendendo così la debolezza anche oltre al livello che è attualmente garantito. In ogni caso, il trend rialzista del Brent Crude Oil è ancora in atto e, a meno che la crisi globale non peggiori ulteriormente, vediamo il rischio di una discesa sotto i 45$/b limitato”.
Oro da rally
Ma è l’oro la materia prima che ha beneficiato di questo caos. Inizialmente il rally è stato più forte contro sterline e euro raggiungendo il picco massimo da due anni a 1.358 dollari l’oncia. “Il motivo principale per cui l’oro ha beneficiato della decisione britannica di lasciare l’Ue è dovuto al fatto che l’avversione al rischio ha colpito altre classi di attività – commenta Hansen – Si potrebbe anche considerare la paura del contagio ad altre nazioni europee, con il Front National di Marine Le Pen che ha promesso un referendum sulla “Frexit” se dovesse vincere le elezioni presidenziali francesi programmate per il prossimo anno“. La forza del dollaro seguita al voto ha poi alimentato il rally sull’oro prezzato in euro. “Con il futuro dell’Ue potenzialmente messo in dubbio, ha perfettamente senso che l’avversione al rischio e la domanda di beni di rifugio portino benefici all’oro prezzato nella valuta comune“, spiega ancora Hansen.
I long degli hedge fund
Dal primo gennaio l’oro ha guadagnato il 25% (l’argento il 30%), performance che potrebbero dissuadere gli investitori: “Ma non vi sono motivazioni convincenti per aspettarsi delle correzioni – dice Hansen – I diversi fattori che hanno favorito i metalli preziosi sono stati infatti rafforzati dagli ultimi sviluppi: le aspettative di un rialzo dei tassi Usa sono precipitate e la diversificazione/riallocazione, guidata da fattori quali i tassi negativi sui bond governativi e le preoccupazioni sulla crescita globale, è ancora in corso. Inoltre fino a quando gli investitori in ETF continueranno ad aggiungere posizioni lunghe il supporto dovrebbe essere stabile”.

Nuovo supporto

L’ultimo rally sembra aver portato le quotazioni in un nuovo range, 75 dollari al di sopra del precedente. Ma qual è ora il nuovo supporto per l’oro? “Tra $1.300 e $1.275/oz con l’obiettivo a medio termine che punta verso il massimo del 2014 appena sotto $ 1.400/oz”, dice Hansen. Proprio come per il petrolio, il rischio più grande per l’oro è collegato all’ampio posizionamento. A partire da maggio, la domanda di prodotti negoziati in Borsa supportati da oro fisico è aumentata su base quasi quotidiana, mentre i fondi hedge, in seguito a una riduzione di un terzo delle posizioni in maggio, sono tornati ad acquistare durante le prime due settimane di giugno. “Con il supporto dei fondamentali in crescita in seguito alla Brexit, qualsiasi ritracciamento dovrebbe incontrare l’interesse degli investitori”, conclude Hansen.