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Caos Brexit: May strappa un primo sì, ma la sua poltrona è a rischio

Un primo importante via libera è arrivato dal Governo Uk, ma la strada è tutta in salita. Si dimette anche ministro Raab

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Alla fine il Governo britannico ha detto sì all’intesa sulla proposta di addio di Londra all’Unione europea. Un importante tassello di questo complicato puzzle è stato in qualche modo incastrato. Dopo una riunione fiume con i ministri del suo governo, durata ben cinque ore, la premier britannica Theresa May ha annunciato che è stato raggiunto l’accordo sulla bozza d’intesa sulla Brexit, inviandola immediatamente a Bruxelles per permettere la convocazione del vertice europeo straordinario del prossimo 25 novembre. May ha sottolineato che “non è stato facile”, aggiungendo che la proposta è in ogni caso la migliore possibile nel perseguire “l’interesse nazionale”. Per Michel Barnier, capo negoziatore dell’Ue, si tratta di un “passo decisivo e cruciale per la conclusione dei negoziati”. Barnier ha affermato che il testo è il risultato di negoziati “molto intensi” che si sono protratti per 17 mesi e ha dichiarato: “Siamo in un momento importante in questa straordinaria trattativa. Ma abbiamo ancora molto lavoto da fare, la strada da percorrere è ancora lunga e forse è difficile garantire un ritiro ordinato” e una partnership futura “duratura”.

Un accordo importante, ma come hanno avvertito da Mps Capital Services “la strada si presenta ancora piena di buche e appare sempre più a rischio la posizione della  premier May”.  Le dichiarazioni di diversi ministri sono state critiche rispetto alla situazione in cui la Gran Bretagna si troverà se questi accordi verranno implementati il 29 marzo e il supporto è stato sostanzialmente concesso per ‘ragion di stato’.

 

Le prossime tappe

Adesso la palla passa nei piedi di Bruxelles che dovrà esprimersi sulla proposta. Dopo il via libera da parte dell’Unione, la questione tornerà nel Regno Unito alla prova del voto del Parlamento inglese che, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe non dare l’ok al piano. Qui i rischi sono ben superiori, e sembra che potrebbero mancare fino a cento voti secondo ‘The Guardian‘. “A un primo giudizio l’accordo che appare abbastanza simile alle bozze e alle ipotesi discusse negli ultimi mesi è nettamente più positivo per l’UE che per il Regno Unito, ma nel corso dei prossimi giorni i dettagli dell’accordo e le sue implicazioni si chiariranno meglio”, commentano da Intesa Sanpaolo, ricordando che oggi Theresa May riferirà in Parlamento “L’intervento acquista particolare rilievo soprattutto dopo le dichiarazioni di un esponente Tory alla BBC, secondo cui la sfiducia alla May potrebbe giungere proprio oggi”, sottolineano da Mps Capital Services.

 

“La sostanza è che la rigidità dell’Europa nel difendere  i principi fondamentali dell’Unione ha sfornato un accordo in cui Regno Unito si troverà a tempo indeterminato in una situazione simile ma peggiore (stessi doveri ma meno diritti) rispetto a quella attuale e in una posizione negoziale indebolita al tavolo per meglio definire gli assetti futuri con l’Europa”, commenta Alessandro Balsotti di Jc Capital, affermando che “il fattore paura (scenari potenzialmente catastrofici di crollo del governo, elezioni anticipate, uscita senza accordo) resta un deterrente in grado di spingere ad accettare anche quello che si sta lentamente ma inesorabilmente rivelando un pessimo affare ma la partita è ancora aperta e nessuno sviluppo può essere escluso”.

 

Sterlina si deprezza in balia agli eventi

Lo scenario rimane ancora complesso, soprattutto dopo le dimissioni del ministro responsabile della Brexit, Dominic Raab. Ad annunciarlo è stato lo stesso Raab motivando la decisione con il suo dissenso circa il futuro statuto dell’Irlanda del Nord. “Non posso sostenere l’accordo”, ha detto Raab in riferimento all’accordo raggiunto con i negoziatori europei. Repentina la reazione del mercato con la sterlina che cede una figura contro il dollaro scivolando in area 1,285. Da Intesa Sanpaolo avvertono che “la sterlina rimane  esposta a brusche correzioni dato che il passaggio al parlamento inglese sarà lo scoglio più duro di tutto il processo”.