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Brexit: gli inglesi hanno votato per il “leave”, si prospetta venerdì nero

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La Gran Bretagna entro i prossimi due anni lascerà l’Unione Europea. Si profila così un venerdì epocale per i mercati finanziari, con conseguenze che si propagheranno anche nei mesi avvenire su tutti i comparti.

Con la fine della scorsa settimana e l’inizio della nuova si era registrato nei mercati una sensibile fiducia nei confronti della vittoria del fronte “remain” ma alla fine già dai primi spogli è emerso evidentemente il vantaggio degli euroscettici.

Cedono terreno le Borse asiatiche già aperte, con Tokyo che in particolare crolla oltre l’8%. Malissimo anche i futures sull’avvio della Borsa di Londra: a tre ore dall’apertura le rilevazioni Bloomberg vedono l’indice Ftse 100 in calo del 7,4%, mentre su New York che aprirà nel pomeriggio europeo la stima è di un ribasso del 4,5% dello S&P 500. Per Piazza Affari la pre-apertura del FTSE Mib è vista in calo del 10 per cento.

In questo quadro, con la vittoria della Brexit ormai delineata tracolla la sterlina: la moneta del Regno Unito segna il valore più basso dal 1985 a 1,37 in calo dell’8%. Contro l’euro il deprezzamento della sterlina porta il cambio ad un balzo del +5,36% a 0,8075. Il deprezzamento della valuta inglese potrebbe non essere negativo per le numerose imprese esportatrici britanniche, ma molti operatori esteri potrebbero rivedere le proprie decisioni d’investimento.

Anche il petrolio continua ad affondare, con le quotazioni a New York che perdono il 5,4%, mentre l’oro accelera: il bene rifugio per eccellenza sale del 7,8%, ai massimi dal 2008.

Sul mercato obbligazionario i rendimenti del Bund al minimi storico -0,14% con lo spread contro il decennale italiano salito a 171 punti base.