1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Mondo ›› 

Brexit da teatro dell’assurdo, Bruxelles esasperata pensa a rinvio di due anni

A fronte di Juncker che si rimette nelle mani di Dio, molti alttri funzionari europei non ne possono davvero più, esasperati da due anni di trattative che rischiano di frantumarsi …

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Bruxelles esasperata per come stanno andando le cose: la Brexit ormai è da teatro dell’assurdo, come conferma la popolarità di hashtag come #BrexitShambles, #BrexitChaos, addirittura di Brextinct, ovvero di estinzione della Brexit. Non solo nel Regno Unito ma in tutto il mondo, ci si chiede se la Brexit avrà mai luogo, e le incognite sono tali che il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha invocato, giorni fa, addirittura Dio.

La speranza è che l’impasse, diventata conclamata con la storica sconfitta della premier Theresa May a Westminster dello scorso 15 gennaio, possa avere fine.

A fronte di Juncker che si rimette nelle mani di Dio, molti a Bruxelles non ne possono, però, davvero più.

I funzionari europei sono ormai esasperati da due anni di trattative che rischiano di frantumarsi in mille pezzi tra qualche settimana, il prossimo 29 marzo: data in cui il divorzio del Regno Unito dal blocco europeo dovrebbe concretizzarsi, ma su cui nessuno scommette più.

Senza l’ok del Parlamento britannico, d’altronde, manca il sì del Regno Unito alla proposta che, lo scorso novembre, May ha raggiunto con l’Ue sulle condizioni dell’addio al blocco. E questo significa che il prossimo 29 marzo, senza un accordo, si arriverebbe a uno degli scenari più temuti da tutto il mondo: il no-deal Brexit.

E’ questa prospettiva che sia Londra che Bruxelles hanno tutto l’interesse a sventare. E così circolano da più parti diverse indiscrezioni su vari piani B che le controparti starebbero sfornando.

Il Telegraph riporta indiscrezioni secondo cui i funzionari di Downing Street avrebbero valutato diverse opzioni, tra cui quella di rimandare la data in cui è previsto il divorzio effettivo del Regno Unito dall’Unione europea, ovvero il prossimo 29 marzo di quest’anno, di almeno due mesi, attraverso l’estensione, dunque, dell’Articolo 50 del Trattato di Lisbona.

Tale piano, messo a punto dalla premier britannica Theresa May, renderebbe necessaria una richiesta formale a Bruxelles, affinché posticipi la Brexit nel caso in cui il sì del Parlamento non dovesse arrivare in occasione del voto previsto per il 12 marzo.

Altre fonti riportano che Bruxelles – poco propensa a concedere una proroga tanto breve, probabilmente anche in vista del cruciale appuntamento delle elezioni europee, avrebbe un piano ancora più ambizioso sulla Brexit: quello di sostituire – stando a quanto riporta il Guardian – il periodo di transizione di 21 mesi a favore del Regno Unito con una proroga che rimanderebbe la Brexit direttamente al 2021.

L’ipotesi al vaglio dei funzionari Ue è, intanto, valutare alcune opzioni, se una richiesta di estensione dovesse arrivare a Bruxelles: una estensione ‘tecnica’ di tre mesi per consentire un tempo extra per la ratifica se il processo parlamentare si sviluppasse in senso positivo, o un rinvio di 9-21 mesi nel caso in cui non ci dovesse essere un modo chiaro per risolvere l’impasse”.

In questo modo, nelle vesti di stato membro del blocco europeo, il Regno Unito potrebbe tornare a negoziare le condizioni per la Brexit con l’Unione europea.

Il periodo di transizione era stato concordato dalle controparti quasi un anno fa, il 19 marzo del 2018 e l’annuncio in pompa magna era arrivato dai responsabili dei negoziati, Michel Barnier per l’Unione europea e David Davis per Londra. La proposta di porre fine al periodo transitorio il 21 dicembre 2020 era stata avanzata dall’Ue.

Nervi tesi a Bruxelles, esasperazione Brexit

Ora il Guardian riporta che Bruxelles starebbe pensando di tagliare la testa al toro, sfruttando la finestra del periodo di transizione per riaprire di fatto i negoziati.

L’idea avrebbe il sostegno dello stesso segretario generale della Commissione europea, Martin Selmayr.

D’altronde, l’esasperazione per come May sta gestendo il processo del divorzio sta crescendo a Bruxelles, tanto che i funzionari senior ritengono che la probabilità di un no-deal Brexit sia ormai “superiore al 50%”.

Una fonte ha affermato inoltre che a Bruxelles la preoccupazione è non solo per un eventuale (e sempre più probabile, mentre il tempo stringe) mancato accordo a livello nazionale sulla Brexit, ma anche per la confusione con cui il Regno Unito guarda a come sviluppare le relazioni commerciali con i diversi partner, alla fine del periodo di transizione:

“Alcuni dicono: ‘Possiamo avere la Norvegia, possiamo avere il Canada, possiamo avere un’Unione doganale, non possiamo avere una Unione doganale. Alcuni affermano che non sia il caso di fidarsi di noi (l’Ue), perchè ritengono che noi useremo il backstop sul confine irlandese per incastrarli nell’Unione europea per sempre. ..se farete caso alla confusione, vi renderete conto voi stessi che il backstop è necessario”.

Bruxelles non ne può più, anche perchè – spiegano i funzionari – sta ancora aspettando che la premier britannica presenti quegli accordi alternativi sul backstop irlandese che, afferma May, avrebbero il sostegno della maggioranza. Ma che nessuno, fino a questo momento, avrebbe visto.

“Ci troviamo ancora in una modalità wait-and-see. C’è l’impressione che il Regno Unito stia esagerando nel raccontare come stanno andando le cose”.

E questa settimana sarà cruciale, visto la cosiddetta carica dei 100 parlamentari, guidati da Yvette Cooper del partito laburista e da Oliver Letwin dei Tories, che stanno minacciando di prendere il controllo del processo della Brexit.

In una lettera, i parlamentari hanno riferito di star considerando un’azione, per costringere May a posticipare la data di uscita dall’Ue in assenza di una soluzione che sblocchi l’attuale impasse. Questa proposta sarà presentata come emendamento alla mozione di Theresa May entro questa settimana.

Da segnalare le dichiarazioni di Sebastian Kurz, cancelliere austriaco, che si è mostrato disponibile alla prospettiva di rimandare la Brexit:

“Se entro l’inizio di marzo non ci sarà alcun sostegno all’accordo, allora credo che sarà giusto posticipare la Brexit, visto che uno scenario no-deal sarà negativo per l’Unione europea ma estremamente negativo per il Regno Unito”.