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Brexit, collasso trattative? Sterlina sbanda con i rumor mentre è alert immobiliare Londra

Una fonte europea fa notare tuttavia che tocca a May, e non all’Ue, fare ulteriori concessioni e concretizzare la promessa di pagare Bruxelles. Oggi, l’incontro tra la premier, Juncker e …

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Il governo di Theresa May è sempre più scettico sulla reale intenzione dell’Unione europea di arrivare a un accordo che possa rimettere in moto i negoziati sulla Brexit.  La situazione è tale che ora una fonte interpellata da Bloomberg teme che le trattative sul divorzio della Gran Bretagna dal blocco finiscano per collassare nell’arco delle prossime settimane.

La fonte parla del rischio di una “rottura catastrofica” dei negoziati, a meno che, nel corso della riunione dell’Ue attesa in settimana, Bruxelles non riavvierà i colloqui con la controparte, in particolare riattivando le trattative sulle relazioni che forgeranno il commercio Ue-UK.

A Downing Street, sono pochi a credere che l’impasse attuale sarà superata: l’umore è cupo e la fonte fa notare che May si è accollata un rischio politico non indifferente quando, nel suo discorso proferito a Firenze, ha promesso che il Regno Unito si impegnerà a versare all’Ue quanto dovuto.

La premer britannica non potrà tornare dunque a mani vuote dall’incontro con il numero uno della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, e il responsabile Ue per la Brexit, Michel Barnier, che si svolgerà oggi a Bruxelles.

Un diplomatico europeo contattato da Bloomberg fa notare tuttavia che tocca a May, e non all’Ue, fare ulteriori concessioni e concretizzare la promessa di pagare Bruxelles.

A suo avviso, infatti, l’Unione europea ha bisogno di avere una qualche garanzia sugli impegni finanziari di Londra, al di là di quei 20 miliardi di euro che sono stati promessi durante la fase di transizione di due anni verso la Brexit. Dal canto suo, May vuole che innanzitutto che l’Ue avvii le trattative sui rapporti commerciali futuri.

Le indiscrezioni sul collasso dei negoziati vengono immediatamente scontate dalla sterlina che, dopo aver aperto in rialzo sul dollaro, a $1,3301, scivola fino al minimo intraday di $1,3247, rispetto agli $1,3285 del valore di chiusura di venerdì scorso, per poi azzerare le perdite e tornare a $1,3282 alle 16.30 ora italiana.

Tutto questo mentre arriva un nuovo alert dal fronte macroeconomico, in particolare immobiliare, della stessa città di Londra.

Stando a un’analisi condotta congiuntamente da Acadata e LSL Property Services, nel mese di settembre i prezzi delle case di Londra sono scesi del 2,7% su base annua, al ritmo più forte dal 2009.

I valori delle case sono calati nella capitale per il sesto mese consecutivo. Si stimano prezzi, in media, inferiori a 582.000 sterline, al valore più basso dalla fine del 2015.

Il trend dei prezzi è più confortante escludendo Londra e la regione del sudest: nel resto del paese, sebbene la crescita stia rallentando il passo da mesi, i prezzi sono cresciuti in media di oltre il 3% su base annua.