Brexit: Articolo 50 sarà attivato il 29 marzo. Sterlina: outlook Morgan Stanley e Goldman Sachs

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Il percorso per concretizzare la Brexit sta per partire. A darne notizia è stato il portavoce di Theresa May che ha reso noto che l’Articolo 50 del Trattato di Lisbona – che disciplina l’uscita eventuale di uno stato membro dell’Ue dal blocco – sarà attivato il prossimo mercoledì, 29 marzo. In base a quanto recita lo stesso articolo, il divorzio dall’Unione europea diventa effettivo una volta che sono trascorsi due anni di trattative tra il paese uscente e Bruxelles.

La reazione della sterlina all’annuncio è stata negativa. La valuta ha azzerato i guadagni, bucando la soglia di $1,24 e tornando in area $1,2380 dopo aver testato in mattinata $1,2436, il valore più alto dall’inizio del mese.

Sul sito del governo britannico si legge: 

“Il Rappresentante del Regno Unito all’Unione europea, Sir Tim Barrow, ha informato stamattina l’ufficio del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, sull’intenzione del Regno Unito di invocare l’Articolo 50 del Trattato di Lisbona in data 29 marzo, 2017. Ciò centra l’impegno di lunga data del Regno Unito ad attivare l’Articolo 50 entro la fine del mese di marzo del 2017″.

Contestualmente à arrivata la dichiarazione di David Davis, segretario di Stato per l’uscita dall’Unione europea:

“Lo scorso giugno, il popolo del Regno Unito ha preso la decisione storica di lasciare l’Unione europea. Il prossimo mercoledì, il governo presenterà la decisione e inizierà formalmente il processo con l’attivazione dell’Articolo 50.  Siamo vicini ad avviare le trattative più importanti che questo paese abbia inaugurato in una generazione. Il governo è chiaro in quelli che sono i suoi obiettivi: un accordo che funzioni per ogni nazione e regione degli UK e dunque per l’Europa intera- una nuova partnership positiva tra il Regno Unito e i nostri amici e alleati dell’Unione europea”.

Le trattative stabiliranno se e in che modo il Regno Unito – sesta economia del mondo – potrà tornare a esercitare i propri poteri in materia di immigrazione, senza mettere a repentaglio i rapporti commerciali che ha finora avuto con l’Ue e senza minacciare lo status di Londra come centro finanziario principale in Europa. A rischio è anche l’unione tra la Gran Bretagna e la Scozia, che dura da 310 anni, visto che quest’ultima non vuole affatto separarsi da Bruxelles.

L’Unione europea si prepara intanto anch’essa ad avviare le trattative con Londra. Margaritis Schinas, responsabile portavoce del Consiglio europeo, ha così riferito:

“Tutto è pronto”, ha annunciato, sottolineando che le negoziazioni prenderanno ufficialmente il via dopo che gli stati dell’Ue si saranno riuniti per confermare il mandato per le trattative. Bruxelles ha già intenzione di comminare a Londra una sanzione per la sua decisione di uscire dal blocco, di un valore fino a 60 miliardi di euro. 

La premier May, come ricorda Bloomberg, ha già ammesso che il Regno Unito dovrà lasciare il mercato unico europeo – che tra l’altro incide per il 44% sulle sue esportazioni – al fine di avere la piena libertà di gestire il flusso dei migranti. May ha invitato Bruxelles a essere razionale, e ad accettare le sue condizioni, considerato l’ammontare di beni che i paesi dell’Ue esportano nel Regno Unito e anche sulla base della sicurezza che il governo britannico garantisce al continente. 

Sebbene la premier abbia ripetuto “meglio nessun accordo per il Regno Unito che un accordo svantaggioso”, divorziare dal blocco senza un accordo implicherebbe l’imposizione dei dazi dell’Organizzazione mondiale del Commercio, pari al 10% circa soltanto sulle esportazioni di macchine. Tra l’altro, emergono segnali inquietanti sul trend delle spese per consumi del Regno Unito, – motore dell’economia britannica – che stanno rallentando, scontando la flessione della sterlina del 17% dal referendum sulla Brexit del 23 giugno del 2016 e il conseguente aumento dell’inflazione.

Proprio sulla sterlina, se Morgan Stanley crede che l’annuncio sull’attivazione dell’Articolo 50 non sia una decisione tale da provocare uno choc sui mercati, e continua a essere bullish con un target di $1,29, Goldman Sachs la vede diversamente:

“Crediamo che l’attivazione imminente dell’Articolo 50 scatenerà trattative commerciali difficili, ostacolo che non è prezzato in modo appropriato nella valuta – ha detto a Bloomberg Michael Cahill, strategist presso Goldman Sachs, in una nota ai clienti: “Shortare la sterlina rimane uno dei nostri consigli favoriti”.